C’è anche un pezzo di Cosenza nella serata inaugurale di uno degli appuntamenti cinematografici più attesi della primavera romana. Il 27 Maggio 2026, alle ore 18.00, presso lo Studio Campo Boario, il Festival del Tempo apre le proprie porte con l’anteprima internazionale del documentario Ensemble.
Giunto alla sua settima edizione, il Festival del Tempo si svolgerà dal 27 Maggio al 30 Giugno 2026 in vari spazi culturali della Capitale. Promosso dall’Associazione culturale blowart con la direzione artistica di Roberta Melasecca, gode del patrocinio della Regione Lazio e di Roma Capitale. Dopo una selezione tra 2582 candidature provenienti da tutto il mondo, sono stati scelti 48 film in concorso nelle diverse categorie, tra cui quella dei documentari lunghi, dove Ensemble è in gara.
Il film nasce da un progetto coraggioso e radicato nel territorio, che Il Dot aveva già avuto il piacere di raccontare ai propri lettori qualche mese addietro. I registi del documentario sono i giovani cineasti calabresi Manuel Cundari ed Eugenio Piluso, che – insieme a Gullì, Calvelli e ai mediatori e gli operatori de La Casa di Abou Diabo – hanno scelto di dare voce alle storie dei ragazzi ospiti del centro SAI MSNA. Al centro del racconto vi è infatti la storia di Sekou e dei giovani residenti del centro d’accoglienza di Acri. Il film si svolge sulle note delle musiche di Eugenio Bennato, da sempre vicino a queste tematiche, che ha scelto di accompagnare il progetto con alcuni dei suoi brani più celebri.
Un’opera che ha già dimostrato di saper varcare i confini nazionali: oltre alla vetrina romana, Ensemble è infatti stato selezionato anche per il filmfestival im Waldhüttl di Innsbruck, rassegna che esplora temi di migrazione, disuguaglianza e convivenza attraverso il cinema e l’arte, con proiezione prevista il 13 Giugno. Altri appuntamenti, invece, sono attesi nelle prossime settimane.
In questa sua settima edizione, il Festival del Tempo si presenta come uno dei momenti di maggior respiro internazionale per la città di Roma, e il fatto che la serata di apertura sia affidata proprio a un documentario calabrese, già definito evento atteso, è un segnale che il cinema del Sud sa farsi largo, e con merito, nelle sedi che contano.


























