Il razzo
Il razzo "Artemis I" (fonte lindro.it)

Era stato previsto dapprima per il 29 agosto, poi per il 5 settembre, il lancio della navicella Orion per la missione “Artemis I”. Il sopraggiungere di problemi tecnici nella fase di partenza aveva, tuttavia, costretto a rimandare il lancio.

Più nel dettaglio, era stata una perdita di idrogeno al razzo Space Launch System a costringere il rinvio. Dopo la risoluzione del problema, la Nasa ha ufficializzato due possibili date: i prossimi 27 settembre e 3 ottobre. Il terzo tentativo di lancio della missione è programmato dal Kennedy Space Center in Florida.

La conferma definitiva arriverà, tuttavia, non prima del 21 settembre. Difatti, entro questa data, verranno svolti degli ultimi test di verifica, per accertamenti sulle problematiche che hanno spinto ad annullare i due tentativi precedenti.

L’obiettivo è riportare l’uomo sulla Luna

La spedizione rientra in un ampio progetto, articolato in tre fasi, con l’obiettivo principale di consentire nuovamente all’uomo il raggiungimento della superficie lunare. La spedizione “Artemis I”, prima delle tre fasi del progetto, consiste in un viaggio della durata di 42 giorni, privo di equipaggio umano. Durante l’itinerario, la navicella dovrebbe percorrere ben due orbite lunari, per poi fare ritorno sul pianeta Terra.

Ad “Artemis I” seguiranno, poi, le due fasi successive: “Artemis II” che prevede un viaggio analogo, ma caratterizzato anche dalla presenza di astronauti, seguito dall’ultima fase, “Artemis III”, che si propone l’obiettivo di compiere un nuovo allunaggio.

IL COSTRIBUTO DELL’UNICAL

A contribuire significativamente al progetto anche l’Università della Calabria. In particolare, l’ateneo ha fornito il proprio contributo grazie alla collaborazione di Alfredo Garro e Alberto Falcone, rispettivamente professore associato di Ingegneria informatica del Dimes e ricercatore dello stesso ateneo.

Nella spedizione verrà, infatti, utilizzato “Spacefom” (Space reference federation object model). Si tratta di uno standard di comunicazione che consente ai moduli diversi di una missione spaziale di comunicare tra loro.

Lo stesso professor Garro ha commentato: “Il progetto ha richiesto 5 anni di duro lavoro ed è utilizzato come standard di riferimento per simulare tutti gli elementi di missione, scelto dalla Nasa, che ha guidato il suo sviluppo.”

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