Bob Dylan (foto da repubblica.it)
Bob Dylan (foto da repubblica.it)

Il signor Robert Zimmermann nato a Duluth, Minnesota, è, per discreto distacco sul secondo, il più influente musicista che viva su questo pianeta. Se un incipit del genere può esser foriero di fraintendimenti (no Paul è morto, ragazzi, fatevene una ragione) è innegabile che Bob Dylan abbia ispirato diverse generazioni di artisti.

Partendo dal suono dei “padri” Woodie Guthrie e Pete Seeger, Dylan ha tracciato una traiettoria artistica che per il mondo della musica è stato quasi come fosse la stella cometa. Molto semplicemente, come ebbe a dire di lui John Lennonci ha indicato la direzione“, mostrando che musica e poesia potevano convivere ai massimi livelli.

E’ stato, a modo suo, un innovatore capace di raccontare, con una poetica tutt’altro che comune in ambito musicale, i tempi e soprattutto i cambiamenti dei suoi giorni. Quando parliamo di lui parliamo di un cantore della realtà com’era e non come sarebbe stato più semplice raccontarla. Di uno che non faceva narrativa, addolcendo e abbellendo fatti ed emozioni.

Bob Dylan giovanissimo ai tempi di Blowin' in the wind
Bob Dylan giovanissimo ai tempi di Blowin’ in the wind

Per oltre cinquant’anni ha attraversato la storia del folk e del rock sorprendendo pubblico e critica con i suoi continui cambiamenti di stile. Dal folk all’elettrico, dal country al tex-mex, dal cantautorato al crooning. Universalmente riconosciuto come un riferimento culturale ben oltre l’ambito musicale, Dylan è stato anche premiato, nel 2016, con il Nobel per la letteratura. In quella che forse è stata la più controversa assegnazione del premio in questione. Giusto riconoscimento a una carriera immensa e piena di capolavori o scelta mediatica?

Il menestrello di Duluth, probabilmente, avrebbe fatto a meno del riconoscimento. Al punto da non aver partecipato alla cerimonia in suo onore per “precedenti impegni“, alimentando la polemica sull’opportunità del Nobel. In fondo Bob Dylan, ha ha sempre odiato caricare di eccessivi e inopportuni orpelli quelle che erano le sue canzoni. Similmente a come fece presentando per la prima volta al pubblico “Blowin’ in the Wind“.

La prossima non è una canzone di protesta o niente del genere, perché io non scrivo canzoni di protesta. L’ho scritta soltanto come qualcosa che si potrebbe dire, per qualcuno, da parte di qualcuno“. A dispetto di chi non ne ha colto il valore culturale, Robert Zimmerman da Duluth, il menestrello che divenne poeta. Che i tempi cambino o meno, rimane l’inarrivabile e unico Omero dei tempi moderni.

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