Blur

Blur, dopo otto anni, ritornano con un nuovo album che cattura e mantiene toni emozionali molto alti. Sin dal primo ascolto ci si rende conto che non si tratta di un classico disco dei Blur. Non è possibile scorgere una Song 2 o una Boys & Girls, per intenderci.

La trama musicale si sviluppa sobria ed elegante cercando di non perdere di vista le liriche malinconiche di Damon Albarn. Già, perchè tutto il disco gravità attorno alle considerazioni di cinquantenni che invecchiano, si lasciano alle spalle cose e persone. The Ballad of Darren è un disco grandioso improntato sul tempo che passa e sulla perdita di qualcosa, di qualcuno, che sia un partner da cui ti separi o un amico che muore. Lo si capisce dai primi versi: “Ho guardato nella mia vita e l’unica cosa che ho visto è che non tornerai”.

Albarn riempie i testi di dettagli, di luoghi d’incontro dei personaggi, di occasioni, di nomi. Tutto risulta essere molto personale quasi come fosse una descrizione accurata della propria vita. Per capire chi sia il Darren menzionato nel titolo del disco bisogna fare un bel passo indietro.

Festival di Sanremo 1996

I Blur si esibiscono in playback cantando Charmless men. In quell’occasione il bassista Alex James non si presenta in aeroporto e viene rimpiazzato all’ultimo momento dalla guardia del corpo Smoggy, il cui vero nome è Darren Evans. Ecco, volersi identificare con Darren è sintomatico di come Albarn non voglia dare riferimenti all’ascoltatore. Preferisce lasciarlo libero di proiettarsi nei testi e nella musica ed immedesimarsi a suo piacimento.

The Ballad of Darren è sicuramente uno dei dischi più emozionanti dei Blur. Una menzione particolare merita anche il produttore James Ford (già Arctic Monkeys) capace di trasformare i demo registrati da Albarn durante il Tour con i Gorillaz in un’opera collettiva dalle eccellenti sonorità.

È un disco che merita di essere ascoltato, uno dei migliori della band dal 1999 ad oggi.