I Jefferson

Prendete un istrionico imprenditore nel settore delle lavanderie e una scoppiettante casalinga che, partendo da Harlem si trasferiscono nell’Upper East Side di Manhattan. Unite una domestica impertinente, dei vicini insopportabilmente deliziosi e avrete una delle più grandi sitcom di ogni tempo. I Jefferson furono una delle più seguite sitcom a tema interrazziale dell’epoca. Assieme a Sanford and Son e Il mio amico Arnold e ben prima de I Robinson.

Una delle chiavi del successo fu probabilmente anche il fatto che le vicende dei due coniugi avevano connotati politici più sfumati rispetto ad altre dello stesso periodo. Malgrado venissero comunque toccate tematiche sociali importanti come il razzismo, la povertà, il suicidio, l’alcolismo, l’analfabetismo.

The Jeffersons nasce dalla mente creativa di Norman Lear. Autore e produttore televisivo che decide di nobilitare con una serie dedicata due dei comprimari di All in the family, altra sua creazione giunta anche da noi come Arcibaldo senza però godere neanche minimamente del successo avuto in patria. George e Louise “Weezie” Jefferson sono una coppia di colore. Lui imprenditore di una catena di lavanderie, lei casalinga e volontaria in un consultorio che in Arcibaldo vivevano in un piccolo appartamento nel Queens a fianco degli odiati Bunker, i protagonisti della sitcom.

Una volta raggiunta la ricchezza decidono di trasferirsi nei quartieri della opulenta e prevalentemente bianca borghesia newyorkese. Proprio il tema dell’inserimento di una famiglia di colore nel tessuto sociale dell’alta borghesia è il filo conduttore della serie.

I VICINI DEI JEFFERSON

A movimentare la vita della coppia sarà un gruppo di stereotipati ma brillantissimi controparti. A partire dalla cinica e scansafatiche Florence: la domestica dei due, vera coprotagonista della serie. E come dimenticare i vicini del piano di sopra, i coniugi Tom ed Helen Willis, prima coppia interrazziale presentata al pubblico americano. Diventeranno gli amati/odiati consuoceri dei Jefferson. O il dirimpettaio inglese Henry Bentley, il pidocchioso portiere Ralph e tutti i vari clienti di George.

Nelle 11 stagioni la sitcom, pluripremiata e pluricitata, raggiunge vette di successo clamorose. Si classifica nel 1983 al terzo posto nella graduatoria degli show più visti in TV dal pubblico americano. Diventa, in Italia, un vero e proprio cult, tanto da venire replicata ancora oggi con continuità. Come per ogni sitcom che si rispetti, questo successo fu gran parte merito di un azzeccatissimo casting. I componenti, per gran parte, raggiungeranno con I Jefferson lo zenith delle proprie carriere.

IL CAST

Sherman Hemsley, classe 1938, è non solo l’attore che interpreta George Jefferson ma anche l’ispiratore del personaggio, che Lear idea pensando proprio a lui. Dopo gli 11 anni della sitcom il ruolo di George gli rimase sempre appiccicato addosso. Viene così chiamato a interpretarlo ancora in alcune altre serie. Tra queste due puntate di “Willy, il principe di Bel Air” e, in pochi lo ricorderanno, una, assieme alla cara Weezie, dello show di Canale 5 Grand Hotel.

Una scena de I Jefferson

Isabel Sanford, al contrario degli altri, veniva invece da esperienze attoriali di livello prima di ottenere il ruolo di Louise Jefferson. Debutta nel 1967 in “Indovina chi viene a cena?”. Anche lei come Hemsley, di cui era ben 21 anni più grande malgrado nella serie non si notasse, restò legata al personaggio di Weezie tutta la vita.

Tom Willis fu il personaggio che Franklin Cover si portò sempre dietro, malgrado il ruolo di Dan nel pluripremiato Wall Street di Oliver Stone. Mentre Roxie Albertha Roker, che interpreta sua moglie Helen, sparì sostanzialmente dai palcoscenici. Sposata al produttore musicale Sy Kravitz, la sfortunata Roker, morta a soli 66 anni, non ebbe il tempo di godere della fama raggiunta prima dal figlio Lenny e poi dalla nipote Zoe.

Il successo avuto col ruolo di Florence sembrò lanciare Marla Gibbs nel firmamento dei tv show americani, tanto che venne realizzato uno spin-off dei Jefferson, intitolato “Cheking In”, con lei come protagonista assoluta. La serie andò più che male e fu interrotta dopo appena 4 episodi. La Gibbs si dedicò a quella che era da sempre la sua passione, la musica, dedicandosi al suo jazz club e apparendo come guest star in alcune serie tv.

La freschezza e il retrogusto dolce amaro che le vicende dei Jefferson lasciavano a ogni puntata, quello sguardo su un mondo che ci sembrava lontano anni luce. Del quale non capivamo all’epoca certe dinamiche sociali. Ecco i motivi per cui ancora oggi, al sentire le note della mitica sigla Movin’ On Up, le nostre labbra si inarcano verso l’alto e un sincero e genuino sorriso ci appare sul volto.

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