Napoli campione d'Italia

Il lungo countdown è terminato con il triplice fischio del signor Abisso a Udinese-Napoli, terminata 1-1 con il gol di Osimhen a pareggiare il vantaggio iniziale di Lovric. I partenopei si laureano campioni d’Italia per la terza volta nella loro storia interrompendo un digiuno che durava da 33 anni. Lo fanno con ben cinque turni d’anticipo rispetto alla fine del campionato. Era successo solo altre quattro volte: con il grande Torino di Mazzola del 1948 (proprio oggi ricorre l’anniversario della strage di Superga), con la Fiorentina del 1956, con l’Inter dell’attuale ct della Nazionale Mancini nel 2007 e infine con la Juventus allenata sempre da Allegri nel 2019.

Lo scudetto la compagine di Luciano Spalletti lo aveva nel cassetto da tempo ormai. L’eurogol di Dia che domenica scorsa ha gelato i 60 mila del Maradona ha solo ritardato la sentenza. Incolmabile il divario sulle inseguitrici, staccate con un margine davvero troppo ampio. Il Napoli ha dominato in lungo e in largo, cannibalizzando il campionato di Serie A stagione ’23/’24. Nessuna delle dirette concorrenti è riuscita a tenere il passo di una squadra che non era partita con i favori del pronostico ma ha fatto capire da subito che non le sarebbe risultato poi così difficile assurgere al ruolo di protagonista.

Proiezioni degli scudetti sulle spiagge di Napoli
Proiezione dei tre scudetti su una spiaggia di Napoli

L’incognita Kvaratskhelia si è rivelata invece una mossa azzeccatissima. C’ha visto lungo il DS Giuntoli, bravo ad individuare un talento quasi nascosto. Il georgiano, diventato idolo indiscusso della tifoseria, ha illuminato il Maradona con le sue giocate e scombinato spesso i piani degli avversari che, senza riuscirci, hanno provato ad opporre resistenza allo squadrone azzurro.

I gol di Osimhen, le geometrie di Lobotka, il muro eretto da Kim e Rrahmani, le parate di Meret, lo spirito di sacrificio di Mario Rui e la sagacia tattica di Lucianone Spalletti hanno fatto il resto. La festa, preparata con anticipo infrangendo anche la tipica scaramanzia napoletana, è appena iniziata e si protrarrà per chissà quanto tempo ancora.

Eccole, a Dazn, le parole a caldo del tecnico di Certaldo, al suo primo titolo in Italia: “Il problema per quelli abituati a lavorare duramente sempre, come me, è che non riescono a gioire totalmente nemmeno delle vittorie. La felicità è una cosa fugace. Ora ho vinto, ok, ma poi bisogna di nuovo lavorare. Ce l’ho fatta a dare questa felicità ai napoletani“. Due dediche: “La prima ai calciatori, che meritavano questa felicità. La seconda a tutto il pubblico, a tutta Napoli: è per te, Napoli! E alla società, a tutti quelli che lavorano in questo club. E anche un po’ a Matilde, che è mia figlia, e a tutta la mia famiglia, gli amici, mio fratello Marcello“.

L’undici che calca il manto erboso del Maradona ci provava da un po’ a salire sul tetto d’Italia. Nell’epoca della gestione Sarri solo una Juve da record glielo aveva impedito. Ora per il popolo partenopeo è il momento di godere di questa gioia irrefrenabile, anche in maniera esagerata. Del resto ci sono 33 anni da recuperare.