Massimiliano Alvini è solo l’ultima vittima di Eugenio Guarascio. O meglio, della gestione Guarascio, caratterizzata dall’improvvisazione, dall’assoluta mancanza di programmazione e, quest’anno in particolar modo, dall’inadeguatezza al panorama del calcio professionistico.
Certo, il tecnico di Fucecchio di errori ne ha commessi, tanto che la sua cacciata, datata 26 febbraio, appare tardiva e ormai quasi inutile. Scarsissimo il bottino accumulato dal Cosenza nelle ultime 14 giornate: la miseria di 7 punti, frutto di una vittoria, 4 pareggi e 9 sconfitte. Con questi numeri l’esonero, che era già avvenuto dopo il ko di “Marassi” con la Sampdoria ma rientrato per il mancato accordo con Lucarelli per questioni economiche (sai che novità!), appariva inevitabile. Le colpe di Alvini, che è bene ricordarlo, è legato al club da un contratto biennale ed è stato costretto a lavorare con il macigno dei 4 punti di penalizzazione, nell’annus horribilis della gestione Guarascio, finiscono qui.
Il resto lo fa appunto la proprietà e le statistiche ad essa legata. In 7 stagioni di Serie B si sono registrati 8 cambi su una panchina dove si sono alternati 11 allenatori. Segno evidente dei continui fallimenti di “progetti” tecnici, dove la parola “progetti” è volutamente accompagnata dalle virgolette. Ci si prepara ora ad assistere alle ultime undici gare di un Cosenza depresso, per niente rinforzato nel mercato di riparazione e fatto di calciatori che farebbero carte false per trovarsi altrove.
Lo farà sotto la guida tecnica di Pierantonio Tortelli e Nicola Belmonte, profili che garantiscono professionalità, spessore umano e spirito di appartenenza. Abituati a lavorare nelle difficoltà e per questo già temprati. Stesso discorso per Danilo Angotti, che farà parte dello staff. Ora toccherà all’ottimo Sergio Mezzina, responsabile del Settore Giovanile, l’arduo compito di individuare i sostituti sulle panchine dell’Under 15, dell’Under 17 e della Primavera rossoblù.
A tutte le professionalità qui nominate vanno i complimenti per gli sforzi compiuti finora e il più sentito in bocca al lupo per i salti mortali che, con la dedizione e il rigore morale e professionale che li contraddistinguono, saranno costretti a fare ancora.
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