Ancora una volta tutto come previsto. Ancora una volta una trattativa che si conclude con un nulla di fatto. Ancora una volta il Cosenza calcio resta nelle mani di Eugenio Guarascio, mentre una città intera assiste impotente all’ennesima occasione sfumata.
L’ultima proposta di acquisizione, quella presentata dal gruppo di imprenditori guidato da Vincenzo Rota, è finita esattamente come tante altre prima di essa: respinta! Una decisione che riaccende rabbia, delusione e soprattutto dubbi. Dubbi che ormai non appartengono più soltanto ai tifosi, ma a un intero territorio che da anni si interroga sul futuro della propria squadra del cuore.
Perché a questo punto è impossibile ignorare l’evidenza. Cambiano i protagonisti, cambiano i potenziali acquirenti, cambiano le trattative, ma il finale resta sempre lo stesso. Una sorta di copione già scritto che si ripete con puntualità disarmante.
Prima Gigliotti. Poi Oliva. Poi Citrigno. Successivamente gli emissari del fondo arabo e quelli del gruppo di imprenditori italo-canadesi. Adesso Vincenzo Rota e il suo gruppo. Una lunga lista di soggetti che, in modi diversi, hanno manifestato interesse verso il Cosenza calcio. Una lunga lista di interlocutori che, però, non sono mai riusciti a portare a termine l’operazione.
LA DOMANDA SORGE SPONTANEA: IL COSENZA È DAVVERO IN VENDITA?
Coincidenze? Possibile. Ma quando gli episodi iniziano a essere così numerosi, la domanda diventa inevitabile: il Cosenza è davvero in vendita?
È la domanda che rimbalza da mesi tra bar, piazze, social network. Una domanda semplice che meriterebbe una risposta altrettanto chiara. Perché se una società è realmente sul mercato, normalmente si cerca un punto d’incontro. Si tratta, si negozia, si costruisce un accordo.
Nel caso del Cosenza, invece, ogni percorso sembra interrompersi sempre nello stesso punto. E alla fine il risultato non cambia mai. E allora il sospetto diventa sempre più forte. Forse il problema non sono gli acquirenti, bensì la reale volontà di cedere il club da parte dell’attuale proprietà.
Da anni Guarascio sostiene il peso della proprietà rossoblù. Un percorso che ha avuto luci e ombre, momenti positivi e fasi difficili. Ma oggi il punto non è discutere il passato. Oggi il tema riguarda il futuro. Un futuro che appare bloccato. Un tunnel senza via di uscita.
Bloccato da una situazione che paralizza ogni prospettiva di rilancio. Bloccato da una proprietà che continua a respingere ogni tentativo di cambiamento. Bloccato da un clima di sfiducia che cresce stagione dopo stagione. La sensazione sempre più diffusa è che il Cosenza sia diventato una prigionia sportiva dalla quale nessuno riesce a liberarsi. La vittima inevitabilmente diventa la nostra città.
Una città che meriterebbe ambizioni diverse. Una città che meriterebbe investimenti, progettualità, entusiasmo e una visione capace di guardare oltre la semplice sopravvivenza. Una città che invece continua a vivere sospesa tra contestazioni, silenzi e trattative finite male. Una città che è stata privata della cosa più bella di cui andava orgogliosa: l’amore per i colori rossoblù!
Il rapporto tra Guarascio e la tifoseria è ormai ai minimi storici. Le contestazioni si susseguono da anni. Lo stadio si è trasformato prima in luogo di protesta, poi in una cattedrale nel deserto, desolatamente vuoto!
La sensazione è che il presidente abbia scelto di resistere a qualsiasi pressione, ignorando il malcontento generale e procedendo per la propria strada. Una strada che però appare sempre più isolata e distante dai sentimenti della piazza, che ormai vedono il Cosenza come un corpo estraneo alla città.
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