Siamo arrivati al 25 giugno e, mentre gran parte delle società professionistiche ha già tracciato la rotta per la prossima stagione, a Cosenza continua a regnare l’incertezza. Le cosiddette “squadre normali” hanno già definito la sede del ritiro precampionato, individuato il direttore sportivo, scelto l’allenatore e avviato la costruzione della rosa. In altre parole, hanno semplicemente fatto ciò che ogni società organizzata dovrebbe fare: programmare. Una parola che, purtroppo, a queste latitudini sembra essere rimasta per anni una chimera.
Anche questa estate il copione appare tristemente identico. Nessuna strategia chiara, nessun segnale concreto di progettualità. Il duo Scalise-Guarascio continua a muoversi con ritmi e modalità che sembrano appartenere a un’altra epoca. Ignorando proprio l’A-B-C del calcio.
La situazione assume contorni ancora più preoccupanti se si considera che il Cosenza dovrà affrontare una stagione già di per sé complicata, senza poter disporre del proprio stadio, il “San Vito-Gigi Marulla“. Tra i tifosi cresce inevitabilmente il pessimismo. E non potrebbe essere altrimenti. Il patron silano ancora una volta ha disatteso le promesse di cedere la società, non facendo nulla per migliorare l’attuale situazione.
L’impressione sempre più diffusa è che il vero obiettivo della proprietà per la prossima stagione sia quello di monetizzare il più possibile. Vendere quei tre o quattro elementi in grado di garantire introiti importanti, e costruire una squadra con tanti giovani, prestiti e profili a basso costo.
Ancora una volta si cambieranno allenatore, direttore sportivo e calciatori. L’unica cosa che resterà purtroppo invariata sarà la precarietà e il pressappochismo che accompagnano ormai da anni il Cosenza calcio.
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