Si susseguono gli appuntamenti con Random, lo spazio di approfondimento de Il Dot. Questa settimana, ospite di Andrea Orlando, è il fotografo Andrea Rosito, autore del libro “Fuori Fuoco. Diario di un nomade sentimentale“. Un apprezzato fotografo, conosciuto soprattutto nell’ambiente sportivo e calcistico, che di solito mette “a nudo” i soggetti che riprende con il suo obiettivo, ma che stavolta mette al centro se stesso nelle pagine del suo libro.
Ma perché raccontarsi, per una volta, anziché raccontare? “Arrivato al ventesimo anno di carriera ho deciso di levare la maschera del polemico e mostrare il mio lato più umano.” E lo ha fatto tramite il racconto scritto e non (solo) fotografico, descrivendo le sue esperienze, le notti in bianco, le rinunce, come compleanni, uscite ed eventi vari ai quali un lavoro come il suo costringe, per quanto mosso da una forte passione.
La chiusura di alcuni capitoli, non solo lavorativi, e l’apertura di altri hanno spinto Rosito a mettere tutto nero su bianco, dando vita a Fuori Fuoco e aiutandolo a trovare se stesso, come lui afferma. Un progetto editoriale che si vorrebbe trasformare in un podcast, con l’ambizione di raccontare storie e messaggi positivi, come antidoto alle brutture di questi tempi, attraverso un format che, secondo, il fotografo, è il futuro del web.
UN LIBRO CHE NASCE COME FOTOGRAFICO
La domanda è d’obbligo: come è nata la passione per la fotografia? “È nato tutto per gioco, dalla passione per il Cosenza e vedere le partite da una prospettiva diversa. Partita dopo partita ho iniziato ad allargare i miei orizzonti. Inoltre, l’esperienza maturata nella redazione di un quotidiano mi ha insegnato ad andare oltre e guardare le cose con un maggiore distacco.”
Fuori Fuoco è stato inizialmente pensato come un libro fotografico, a 20 anni dalla prima partita del Cosenza seguita professionalmente da Rosito. Era il 2006, per la cronaca, durante i play-off di Serie D. In seguito, spinto dalla lettura di autori come Fabio Volo – molto presente in questo racconto – è nata la sfida di scrivere qualcosa, cercando di non essere pesante e, soprattutto, autocelebrativo. L’obiettivo era raccontare nel modo più naturale possibile le emozioni di questo percorso ventennale.
Ai microfoni di Orlando, Rosito spiega anche il perché del sottotitolo Diario di un nomade sentimentale. Se nomade definisce la voglia di viaggiare, le notti in aeroporto, i treni presi e i chilometri macinati, l’aggettivo sentimentale racchiude l’amore per la fotografia, le varie passioni e il percorso di vita professionale e personale.
PERSERVARE AIUTA A OTTENERE I PROPRI OBIETTIVI
La fotografia richiede sicuramente passione e talento, ma per quest’ultimo basta l’attitudine o bisogna coltivarlo? Premesso che Rosito non si sente talentuoso ma che reputa di averci messo tanto impegno per realizzare i suoi sogni, ha cercato di metterci tutto se stesso e con la passione ha avuto la fortuna di assistere ad eventi, non solo calcistici. Cita, tra i tanti, gli scatti a Valentino Rossi e ai tennisti Fabio Fognini e Novak Djokovic.
In conclusione, il nostro ospite rivolge dei consigli a chi ha la sua stessa passione e vorrebbe farne un lavoro. “Viviamo in un momento storico in cui è importante coltivare le proprie passioni e, soprattutto, inventarsi un mestiere. Perseverando, i successi si possono ottenere e si può coltivare un’aspirazione che spesso si tiene nascosta per cercare la tranquillità del cosiddetto posto fisso.”
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