Anno nuovo e nuovo appuntamento con Random, lo spazio settimanale di approfondimento de Il Dot. Per la prima puntata del 2026, a parlare con il direttore Daniele Cianflone è stato il regista e drammaturgo Francesco Aiello. Al centro della chiacchierata, i prossimi spettacoli della rassegna “Voci dal Sottosuolo” e le attività del Kollettivo Kontrora al Teatro “Silvio Vuozzo”, situato nel quartiere Spirito Santo di Cosenza.
Quella del Kollettivo è una realtà nata in un periodo complicato della nostra storia recente, quello della pandemia. Kontrora nasce dall’esigenza di attori, registi e tecnici di ripensare e immaginare un nuovo inizio in un momento in cui i teatri erano chiusi o aperti con forti limitazioni. Come spesso capita, un momento di difficoltà diventa occasione di sperimentare nuove strade. Ed è in quel momento che nasce la collaborazione con il Centro Sociale Sparrow, che mette a disposizione del Kollettivo una sala, poi diventata una vera e propria sala prove.
Proprio all’interno del Centro Sociale Sparrow è nata una delle iniziative fiore all’occhiello del Kollettivo Kontrora, “Voci dal Sottosuolo”. A proposito della sala prove, Aiello ricorda come è nata. “La nostra sala prove è stata costruita con il palco del Franz Teatro, un teatrino tenuto in vita dalla passione del Gruppo 80 e che in quel momento stava chiudendo i battenti. Quindi ci hanno chiesto se ci serviva qualcosa. Siamo andati a smontare nel cuore del Centro Storico il palco e l’attrezzatura del Franz Teatro. Questo in un periodo in cui facevamo lo slalom tra le zone e i coprifuoco, per provare quello che sarebbe diventato il nostro primo spettacolo e che ha dato anche il nome alla compagnia: infatti, perché lo spettacolo si chiamava Kontrora.”
UN PROGETTO FINANZIATO DALLA CHIESA VALDESE
Il progetto è finanziato con i fondi dell’8 per 1000 della Chiesa Evangelica Valdese. Nasce da un’idea semplice quanto radicale: il teatro appartiene a chi lo vive, non solo a chi lo fa. L’esigenza di trovare una nuova casa porta Aiello e gli altri a trasferirsi nel quartiere Spirito Santo, abitando e trasformando quell’area, con il maggior coinvolgimento possibile della gente del posto.
Come “quartier generale” viene individuato il Teatro “Silvio Vuozzo”, all’interno della scuola dello Spirito Santo. Come spiega Aiello “grazie alla grande disponibilità del dirigente Massimo Ciglio e del professor Bevacqua, che ci hanno invitato a presentare un progetto per la scuola, siamo entrati in contatto con un teatrino che è un gioiello nascosto di questa città. È un teatro ristrutturato di recente con tutte le funzionalità che deve avere un teatro e che può ospitare fino a 100 spettatori e che è contenuto all’interno di questa scuola che già di per sé è un monumento storico della città.”
In questo momento di passaggio viene organizzata una prima edizione della rassegna “Voci dal Sottosuolo”. Viene presentato un progetto per un bando indetto dalla Chiesa Valdese, grazie al quale viene allargata e ripensata la rassegna. Inoltre, vengono proposti tre percorsi laboratoriali di scrittura per il teatro a partire dalla storia del quartiere Spirito Santo e del centro storico più in generale: uno rivolto ai bambini delle scuole elementari, uno a quelli delle scuole medie e uno per gli adulti.
Un coinvolgimento totale di ogni fascia d’età del quartiere, protagonista sempre più attivo del progetto e che dà ad esso una valenza sociale per il territorio. All’interno di questi laboratori si trovano persone alla prima esperienza teatrale. Oltre ad altre che ne che hanno già alle spalle e che vivono questo progetto come un’opportunità. Ma, soprattutto, vi sono persone che vedono nel teatro un’occasione di rinascita interiore. Persone che hanno avuto trascorsi difficili e che vogliono riscattarsi. Perché non possiamo dimenticare il ruolo fondamentale dell’arte, come dello sport, nelle periferie e nei quartieri più “complessi”. Con quella funzione sociale fondamentale per evitare a tante persone – soprattutto ragazzi – di trovarsi in strade sbagliate.
È importante sottolineare il costo del biglietto della rassegna, 1 euro. Un prezzo simbolico perché si vuole che gli spettacoli siano alla portata di tutti. Questo, però, è stato possibile grazie al finanziamento della Chiesa Valdese. “Le spese del teatro purtroppo sono sempre difficili da sostenere rispetto a quello che si può concretizzare con l’incasso derivante dai biglietti. Ci sono tante persone che lavorano dietro a uno spettacolo, ma per la prima volta siamo riusciti ad applicare un costo simbolico di 1 euro. Abbiamo sempre cercato di fare una politica sui biglietti che permettesse di accogliere una platea più ampia possibile. Quindi i nostri biglietti non hanno mai superato i 10 euro, con agevolazioni che riguardavano i più piccoli, i pensionati, ma anche i disoccupati e gli studenti.” precisa Aiello.
IL TEATRO LUOGO DI TUTTI
Una politica sui biglietti che, potenzialmente, permette a chiunque di avvicinarsi agli spettacoli teatrali. Dal pubblico appassionato al teatro al curioso del quartiere, che magari si avvicina per la prima volta all’arte teatrale. Perché, come detto, il teatro deve essere un luogo di tutti, a partire dagli abitanti dell’area che lo ospita.
Ma come nasce l’amore di Francesco Aiello per il teatro? “Ho cominciato a fare teatro senza aspettarmelo. Ero all’università che studiavo al DAMS. Avevo un interesse per tutto quello che riguarda lo spettacolo, ma più che altro mi interessava il cinema. In quel momento all’Unical c’erano delle compagnie che facevano laboratori aperti anche a chi non aveva mai avuto esperienze. Il Libero Teatro, diretto da Max Mazzotta, e Rosso Simona, diretta da Lindo Nudo. Queste esperienze sono facilmente accessibili sia perché aperte anche a chi è soltanto curioso, ma anche perché gratuite. Certo, ho viaggiato, mi sono creato i miei percorsi d’interesse, però quando i percorsi sono facilmente accessibili, pubblici, gratuiti, c’è il modo di agganciare nuove persone e creare pubblico” ricorda Aiello.
L’appuntamento con il prossimo spettacolo è per il 18 gennaio. Con una proposta “giovane”, fresca di linguaggio e innovativa. Il live podcast della compagnia Divano Project, che ha sede a Milano, ma con un’anima cosentina, con Maria Canino e Alessandra Curia, due delle attrici che saranno in scena. Maria Canino fa anche parte del Kollettivo. Attrici che, dopo una formazione di altissimo livello a Milano ritorneranno a Cosenza. Perché il Kollettivo Kontrora è anche l’esempio di un gruppo di persone che ampliano i propri orizzonti per poi tornare nella nostra terra con i frutti di queste esperienze.
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