Pubblicate dalla Prima sezione del Collegio di Garanzia dello Sport del Coni le motivazioni che hanno portato al rigetto del ricorso presentato dal Cosenza Calcio (rappresentato e difeso dagli avvocati Mattia Grassani, Loredana Nada Elvira Giani, Alberto Fantini e Giuseppe De Gregorio) sulla penalizzazione di 4 punti, con ammenda di 10 mila euro totali.
Quanto si legge nel documento inchioda alle sue evidenti responsabilità la società del presidente Eugenio Guarascio, che nonostante tutto, come riportato da alcuni organi di stampa, si era detto sicuro, nel corso di una cena avuta con gli sponsor nel periodo di Natale, che i punti sarebbero stati restituiti.
Il Collegio di garanzia si concentra sul sul codice etico di comportamento e sull’efficacia di un modello 231: “C’è il rischio – è scritto in un passaggio delle motivazioni – che un singolo individuo, come un legale rappresentante, possa agire senza adeguati controlli. Nel caso del Cosenza Calcio l’avvocato Anania (ex responsabile legale del Cosenza calcio, ndr) ha avuto ampi poteri senza un controllo sufficiente, il che ha portato a decisioni errate e a comportamenti dolosi“.
“Formazione e sensibilizzazione: un modello 231 efficace deve includere programmi di formazione per tutti i dipendenti e i collaboratori – continua a leggere – Se non vi è stata una formazione adeguata, i dipendenti potrebbero non essere consapevoli delle procedure da seguire o delle conseguenze delle loro azioni, aumentando il rischio di violazioni. Monitoraggio e audit: la mancanza di un sistema di monitoraggio e audit interno può rendere difficile identificare tempestivamente eventuali irregolarità o comportamenti scorretti. Se il modello non prevede controlli regolari, le violazioni potrebbero rimanere non rilevate fino a quando non è troppo tardi. Documentazione e comunicazione: la presentazione di documentazione falsa o incompleta, come nel caso dell’estratto conto falsificato dall’avvocato Anania, evidenzia una vulnerabilità nella gestione della documentazione. Un modello efficace deve garantire che tutte le comunicazioni e la documentazione siano veritiere e complete“.
“Responsabilità e sanzioni: se il modello non prevede sanzioni chiare e misure disciplinari per le violazioni – prosegue il documento – potrebbe non essere efficace nel dissuadere comportamenti scorretti. La mancanza di un sistema disciplinare può portare a una cultura di impunità“.
“Nella vicenda oggetto di scrutinio, – scrive il Collegio di Garanzia – le vulnerabilità del modello 231 del Cosenza Calcio S.r.l. sono derivate da una combinazione di fattori, tra cui la concentrazione di poteri in un singolo individuo, la mancanza di controlli e audit, insufficiente formazione e sensibilizzazione, e una cultura aziendale non orientata alla compliance“. Sempre a tal riguardo si dice che “l’ipotesi delittuosa si realizza quando gli amministratori, i direttori generali, i dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, i sindaci e i liquidatori, i quali, al fine di conseguire per sé o per altri un ingiusto profitto, nei bilanci, nelle relazioni o nelle altre comunicazioni sociali dirette ai soci o al pubblico, previste dalla legge, consapevolmente espongono fatti materiali rilevanti non rispondenti al vero ovvero omettono fatti materiali rilevanti la cui comunicazione è imposta dalla legge sulla situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società o del gruppo al quale la stessa appartiene, in modo concretamente idoneo ad indurre altri in errore“.
“L’avvocato Anania è stata nominata dagli organi sociali del Cosenza Calcio“
“Si rinvengono – conclude il documento – addebiti di responsabilità, di infedeltà e di comportamento inadeguato all’avvocato Anania a mo’ di scriminante della condotta della società. Ma a nessuno sfugge come l’avvocato Anania sia stata nominata dagli organi sociali del Cosenza Calcio, per la qual cosa la responsabilità oggettiva“.


























