Medimex 2024

Ci sono cose che nascono grandi, altre che partono piccole e crescono gradualmente. Altre ancora che seguono il principio fondamentale che lega il genere umano alla vita: l’evoluzione. Il Medimex nasce nel novembre 2011 come fiera musicale. Unica in Italia nel suo genere. Grazie a Puglia Sounds, progetto della Regione Puglia a sostegno degli operatori e degli artisti pugliesi del settore musicale e di valorizzazione del territorio regionale legato alla musica e ai concerti.

Fino al 2017 è stata prima una fiera delle musiche del Mediterraneo (2011) e poi un Salone dell’Innovazione musicale (2013). Si svolge tra Bari, dove muove i primi passi, e Taranto, dove oggi risiede il cuore delle sue attività. Oggi è un riconosciuto Festival Internazionale e una Music Conference, un luogo di incontro e di confronto per gli operatori del settore uno dei, non tantissimi in verità lungo lo stivale, “place to be” per tutti gli appasionati musicali. Quelli del Medimex sono giorni elettrici, fatti di ritrovi e magia. Giorni che vanno ben al di là dell’evento musicale, che contribuiscono a rafforzare l’idea che possa e debba esistere una comunità allargata, fatta da addetti ai lavori e appassionati, che sinergicamente si sostiene e sostiene il movimento di cui è essa stessa parte.

Il palco del Medimex
Il palco del Medimex

Che il clou di tutto questo siano i concerti della rotonda del lungomare è una incidentale meraviglia. La ciliegina, e che ciliegina, su una torta che viene lavorata giornalmente durante tutto l’anno e svelata agli occhi del pubblico nei giorni della kermesse. In realtà quest’anno più che di ciliegine dovremmo parlare di cherries, dato che quella appena conclusa è stata in tutto e per tutto una edizione totalmente British. Tre band che, ognuna a proprio modo e in modo diverso l’una dall’altra, hanno segnato la storia del rock britannico. Ad aprire le danze in un infuocato sabato sono i The Smile, side project, si fa per dire, di Thom Yorke e Johnny Greenwood, anima e cuore dei Radiohead. Assieme a Tom Skinner dei Sons of Kemet, i due durante i mesi del confinamento pandemico hanno dato vita a un progetto che, malgrado una inevitabile affinità artistica, si muove in piena autonomia artistica rispetto ai lavori passati della band Oxfordiana.

Il concerto del Medimex è stato non solo la conferma dell’immenso talento della band, ben noto a chi ha ascoltato i due dischi prodotti “A light for Attracting Attention” (2021) e “Wall of Eyes” (2024), ma anche di come l’indole destrutturante che Yorke e Greenwood hanno da sempre dimostrato rimanga il motore del loro spirito musicale e come l’apporto del formidabile Tom Skinner vada ben oltre quello di un membro di supporto al duo. Rock, Psichedelia, Jazz, alienazione, coinvolgimento, malinconia. Un Thom Yorke in gran vena, malgrado il “Fucking Caldo“, ammalia e trascina come un novello incantatore di serpenti le oltre seimila anime adoranti.
I ritmi accelerano e si placano, le chitare sferzano e accarezzano, un caleidoscopio emotivo e sonoro si abbatte sul pubblico, travolgendolo e lasciandolo libero di librarsi. I The Smile volano altissimi con una esibizione magistrale che lascia senza fiato. Un concerto memorabile per chi ha avuto la fortuna di assistervi, che nemmeno il caldo asfissiante della serata, con temperature che hanno superato i 30° ben oltre la mezzanotte, è riuscito a rovinare.

Ben diverso il clima della domenica e non solo per il deciso rinfresco termico rispetto al giorno precedente. Altre band, altro pubblico, meno giovane, più “dark” e, ahimè o forse peggio per loro, meno numeroso per un’accoppiata rock da impazzire. Definire il valore artistico degli scozzesi The Jesus and Mary Chain è cosa facile e improba allo stesso tempo. Parliamo di una band seminale, amata in maniera incondizionata non solo dal proprio pubblico ma anche da una nutrita schiera di artisti per i quali gli ex ragazzi di Glasgow sono stati fonte di ispirazione. La band dei fratelli Reid, riunitasi nel 2017 dopo quasi un ventennio di separazione, non tradisce le attese. Il muro sonoro del gruppo avvolge melodie malinconiche e taglienti, ora come allora. Un viaggio tra i grandi classici e nuove creazioni, da Jamcod, primo singolo del nuovo Glasgow Eyes, a Reverence passando per Happy When it rains e Some Candy Talking, con in aggiunta una grande sorpresa su Just like Honey, uno dei brani manifesto della band.

Jarvis Cocker dei Pulp
Jarvis Cocker dei Pulp

Appena prima di suonare la canzone tratta da Psychocandy (1985) gli scozzesi chiamano sul palco a unirsi a loro per una esibizione da brividi il cantante dei coheadliner della serata, Jarvis Cocker. E si, questo vuol dire che sono proprio i Pulp la terza grande band a calcare il palco del Medimex. Esponenti di spicco della “Cool Britannia“, band di culto dell’epopea Brit Pop che conquistò il mondo negli anni ’90. I Pulp esistono da più tempo di quanto si possa pensare, o si voglia ammettere prima di doversi necessariamente definire “diversamente giovani”. Fondati alla fine degli anni ’70 dall’adolescente Cocker, raggiungono il successo nel 1995 con “A different Class“, disco in cui uniscono mirabilmente pop, glam e art rock.

Outsiders di classe del panorama mainstream britannico, anche attraverso l’immagine del loro frontman, hanno avuto il grande merito di raccontare in modo leggero ma intelligente, un filo snob ma sempre arguto, la realtà inglese. Non pubblicano nuovi dischi da più di un ventennio ma questo non deve far pensare a una band di vecchie glorie in cerca di un ultimo ballo.

Il loro “This Is What We Do for an Encore“, tour che dura da oltre un anno e che è dedicato alla memoria dello storico bassista Steve Mackey, è una festa coinvolgente e colorata, in cui le abilità da performer del sessantenne Jarvis spiccano oltremodo. Una partenza scopppiettante con Disco 2000, vero inno britpop degli anni ’90. Una corsa sulle montagne russe tra brani malinconici e romantici e pop di classe, passando per quella gemma chiamata This is Hardcore. Scontato ,ma non per questo meno travolgente finale, su Common People, il brano più famoso della band, vede ballare e saltare l’intera platea. 

E se la glorificazione della “gente comune come te”, l’esaltazione della classe operaia e lavoratrice dinanzi a chi ha l’abitudine a gradare il prossimo dall’alto in basso, sembrava la perfetta conclusione del Medimex, qualcuno, nel caso specifico, Jarvis Cocker decide di regalare qualcosa di unico alla sua Common People cantando per la prima volta dal 2012 Bar Italia, malinconico ed elegante brano di chiusura di A Different Class.

Un modo, in fondo, per rafforzare l’idea che l’unicità dei momenti che regala la musica è la forza pulsante della passione che c’è dietro all’organizzazione di evento del genere. Un finale epico per un’edizione che passerà alla storia come una delle migliori di sempre.

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