Un abbraccio tra i calciatori del Cosenza in uno dei rari momenti di gioia della stagione (foto Francesco Farina)
Un abbraccio tra i calciatori del Cosenza in uno dei rari momenti di gioia della stagione (foto Francesco Farina)

Il lupo non demorde mai.

C come Cuore
O come Ossigeno
S come Sussulto
E come Emozione
N come Nevrotico
Z come Zannuto
A come Amore.

Ogni singolo lemma enuclea aspetti peculiari del temperamento rossoblù. Probabilmente, però, ne manca una che, forse, più di ogni altra la rappresenta: sofferenza. Quest’ultima potremmo quasi definirla come una “conditio sine qua non“, allorché un evento (o meglio) un’impresa possa verificarsi. Come in un déjà-vu, il povero Cosenza Calcio, in questo segmento temporale di stagione, si ritrova sempre a munirsi di elmo e sarissa per battagliare (per puro istinto di sopravvivenza), il più delle volte senza possibilità alcuna di riuscita.

I tifosi rossoblù in curva nord Catena (foto Michele De Marco)
I tifosi rossoblù in curva nord Catena (foto Michele De Marco)

Le “colpe” sono da imputare a chi irresponsabilmente non ha posto rimedio agli svarioni commessi, anzitempo, e più volte rimarcati, durante le due finestre di calciomercato. Occorreva (solo) potenziare l’ossatura tecnica di una rosa che sin dalle prime uscite ufficiali e non, appariva già di per sé modesta e deficitaria in ogni reparto.

Inoltre, allo sdegno di una tifoseria (condivisibile) causata da vituperi e continue angherie per conto di chi siede al vertice della società, le innumerevoli nefandezze perpetrate nel tempo, spezzano le già velleitarie speranze di superare la famosa “crisi del settimo anno“. Pur tuttavia, se è vero che “la passione ci consacra alla sofferenza” è altrettanto vero che i lupi nelle situazioni più incresciose e controverse, mostrano le zanne acuminate e lottano per mantenere ancora viva quella seppur residuale speranza di mantenere la categoria. La stessa che per molti sarà mera utopia per altri avrà quasi il sapore di un’invettiva sociale e agonistica ordita “ad hoc” per ostracizzare un’intera provincia.

Cosenza del nostro cuore, ora come non mai, tocca a te tramutare: l’astio in goliardia, la disperazione in ottimismo, la paura in eroismo e l’opposizione in appartenenza. La tua gente è e resterà sempre e, ovunque, al tuo fianco.

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