Con la cerimonia di chiusura a Verona, è calato il sipario sui Giochi Olimpici di Milano–Cortina. La qualità delle competizioni e il medagliere da record degli atleti azzurri rimarranno nella memoria e negli annali.
Il bilancio azzurro supera il record di medaglie dell’edizione di Lillehammer 1994. 10 medaglie d’oro, 6 d’argento e 14 di bronzo consentono di raggiungere le 30 medaglie complessive. Si tratta di numeri che solo i più ottimisti (o i più competenti?) pensavano che fosse possibile raggiungere.
Tanti sono gli atleti di enorme spessore che rimarranno nella leggenda dello sport. In campo azzurro, Francesca Lollobrigida, con il suo doppio oro nel pattinaggio di velocità, ha compiuto un’autentica impresa. I suoi successi acquisiscono un peso ancor maggiore, considerando le traversie di natura fisica che quasi la avevano portata a rinunciare ai Giochi. Nello stesso sport, Ghiotto, Giovannini e Malfatti, nell’inseguimento a squadre, hanno messo in cascina un oro che testimonia la solidità di una scuola. In quanto a traversie superate, il doppio trionfo nello sci alpino di Federica Brignone è un’altra dimostrazione di incrollabile determinazione. Due vittorie, in SuperG e in gigante, nonostante una condizione sicuramente ancor da affinare, a dimostrazione che la classe e la mentalità vincente consentono di sopperire ad altre circostanze limitanti.
Sci alpino in cui si registra anche il duplice podio in discesa libera maschile per Giovanni Franzoni (vincitore a Kitzbuhel in stagione) e Dominik Paris (la medaglia olimpica sugella una carriera eccezionale). Altro successo storico è quello di Lisa Vittozzi: è il primo oro di sempre per un italiano nel biathlon. Per non parlare di Arianna Fontana: con l’oro nella staffetta mista e l’argento nella staffetta femminile, la fuoriclasse dello short track diventa la sportiva italiana più medagliata di sempre in tutte le edizioni dei Giochi (sia estivi che invernali), superando Edoardo Mangiarotti. Le ultime due medaglie, nello skicross maschile, celano un’altra bella storia. Oltre all’oro di Deromedis, in testa dal primo metro della finale, stupisce l’argento di Tomasoni. Mai a podio in carriera in Coppa del Mondo, conquista un argento al photo finish.
L’immagine della sua mano, lanciata ad abbrancare una medaglia di metallo più prezioso rispetto al bronzo, da dedicare alla fidanzata scomparsa in pista, è da poster. Figure eccezionali dello sport italiano hanno scelto i Giochi per terminare le loro carriere: Dorothea Wierer nel biathlon e Federico Pellegrino nello sci di fondo lasciano fino all’ultimo il segno, con preziosi podi olimpici (due, nel caso di Chicco).
Fuori dai nostri confini, si staglia la figura dello sciatore di fondo Johannes Klaebo. Sei medaglie d’oro sono un bottino che farebbe sorridere tante nazioni. Altro plurimedagliato è lo svizzero Franjo von Allmen, che termina i giochi con tre ori al collo nello sci alpino. E poiché non conta solo la vittoria, ci si ricorderà anche di Lindsey Vonn. Il suo grave infortunio ha annullato la coraggiosa rincorsa ad un ultimo alloro olimpico, da cogliere a 41 anni in discesa libera.
41 come il record di medaglie complessive della Norvegia, con un ulteriore primato di 18 ori. Le polemiche legate alla presenza di alcuni tedofori durante il viaggio di avvicinamento della fiaccola olimpica e i disguidi della telecronaca della cerimonia d’apertura sull’emittente nazionale portano a riflettere su un aspetto fondamentale. Gli atleti e le loro performance devono essere posti al centro dell’attenzione. Il resto è contorno, e talvolta può essere persino stonato.
GIULIO SESSA
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