Cosenza a testa bassa dopo il fischio finale (foto Francesco Farina)
Cosenza a testa bassa dopo il fischio finale (foto Francesco Farina)

La memoria calcistica è a breve, brevissimo termine. Già fra qualche settimana i dettagli del 50° derby in campionato tra Cosenza e Catanzaro saranno andati, dimenticati.

In pochi ricorderanno l’uscita lampo dal terreno di gioco di Tutino per infortunio, il palo di Antonucci, il gol annullato da Fabbri a Calò per un fallo (inesistente) di Mazzocchi su Fulignati, l’espulsione per doppia ammonizione (affrettata?) di Venturi. Rimarrà impresso nella mente dei più, trasmesso agli annali perché scritto sul tabellino il risultato finale: Cosenza-Catanzaro 0-2. Con lo stesso punteggio dell’andata i giallorossi infatti portano a casa un derby tradizionalmente a loro favorevole.

Tutino osserva sconfortato la partita da bordo campo (foto Francesco Farina)
Tutino osserva sconfortato la partita da bordo campo (foto Francesco Farina)

Identici anche i marcatori: Pietro Iemmello e Tommaso Biasci. Cambia, rispetto al match del “Ceravolo” dello scorso 26 novembre solo l’ordine dei marcatori. Giusto ricordare per la cronaca che le reti sarebbero potute essere tre se Micai non avesse ipnotizzato Biasci dal dischetto ad una manciata di secondi dal termine.

Questo è ciò che rimane. Da che mondo è mondo, da che calcio è calcio, con i se e con i ma non si va da nessuna parte. Né con la prestazione comunque positiva del Cosenza e dei calciatori con la maglia rossoblù, sudata e onorata fino in fondo in quanto ad impegno e abnegazione. Usciti però dal “Marulla” con un pugno di mosche in mano. Fa tanto male considerando che si tratta della seconda battuta d’arresto consecutiva di fronte al grande pubblico. Brucia maledettamente perché allunga ancora la maledizione del derby.

Sconfitti, battuti dalla vita con e senza se e ma i protagonisti della guerriglia che si è scatenata nel post gara. Cretini, inqualificabili rozzi incivili, al di là del colore della sciarpa al collo. Né giallorossa, né rossoblù, né tantomeno grigia come la materia di cui non sono dotati.

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