10 anni dopo ancora lode a te Gigi Marulla

C’è chi non ha avuto la fortuna di veder giocare Gigi Marulla. Raccontare le sue gesta ai più giovani è operazione che apre il cuore ma rischia di riempire gli occhi di lacrime.

Difficile contestualizzarlo oggi. Gigi è appartenuto ad una generazione di calciatori che finivano per identificarsi realmente con la comunità. Quelli non ancora guidati dal dio denaro, lontani dai procuratori senza scrupoli. Così poteva succedere che rinunciassero a ingaggi faraonici per non tradire i tifosi da cui venivano idolatrati. O semplicemente perché da quella maglia, diventata una seconda pelle, non riuscivano più a staccarsi.

A Marulla, nativo di Stilo, piccolo borgo in provincia di Reggio Calabria, è capitato così (di certo non per caso) di diventare calciatore simbolo del Cosenza Calcio. Goleador, sensazionale, dalle spiccate doti realizzative. Rivedere i tanti gol messi a segno, non solo con la maglia dei lupi, consente di apprezzarne le capacità balistiche e la tecnica di base di cui era ampiamente dotato. Ricordato con affetto anche dai tifosi del Genoa, altra casacca gloriosa indossata dal tamburino di Stilo nel corso della sua carriera.

Sono gli undici campionati in riva al Crati però a consegnarlo alla storia come bandiera e calciatore simbolo del Cosenza. “Nei secoli dei secoli” bisognerebbe aggiungere. Per ciò che ha fatto e l’appartenenza mostrata partita dopo partita, nei momenti più felici (vedi Pescara: Cosenza-Salernitana del 26 giugno 1991). Ma soprattutto in quelli più dolorosi. Come nella triste giornata di Padova, quella della retrocessione in Serie C, che proprio uno splendido colpo di testa del 9 rossoblù in zona Cesarini stava scongiurando.

Fu Marulla a metterci la faccia per primo, a mostrare senza alcuna vergogna lo scoramento per un risultato che lui, al contrario di altri, non meritava. Non è stata la sua morte, prematura, esattamente 10 anni fa, a farlo entrare nel mito.

Sono state le imprese, le parole, specchio fedele del suo esemplare atteggiamento dentro e fuori dal rettangolo verde: “Per me non si è mai trattato di una partita di calcio, quando scendevo in campo per me era una missione: difendere la città e i suoi colori“. Si vedeva, eccome se si vedeva caro Gigi! 

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