Nuovo appuntamento con Random, lo spazio settimanale di approfondimento de Il Dot, in replica anche su Esperia TV, canale 15 del digitale terrestre. Questa settimana, ospiti del direttore Daniele Cianflone sono Giacomo Marinaro e Matteo Falbo, rappresentanti di Gulìa Urbana. Con loro abbiamo parlato di street art, quella tipologia di arte che trasforma e rivitalizza le periferie con i murales. In particolare, ci siamo soffermati su una delle loro ultime creazioni, il murales ‘Oltre il muro del silenzio’, inaugurato in Via Degli Stadi a Cosenza l’8 marzo, data non casuale in quanto dedicato alla lotta contro la violenza di genere.
Il murales è opera dell’artista spagnola Mandiò ed è stato realizzato in collaborazione con il Centro Antiviolenza Roberta Lanzino e finanziato con i fondi dell’8×1000 della Chiesa Valdese. Non a caso, ‘Oltre il muro del silenzio’ è stato consegnato l’8 marzo, giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Un gesto simbolico, per dare maggiore forza e attenzione mediatica, di concerto con il CAV Roberta Lanzino.
Giacomo Marinaro, direttore artistico di Gulia Urbana, racconta com’è nata l’idea di ‘Oltre il muro del silenzio’. “È nata seguendo il nostro sogno: narrare il territorio e certi argomenti attraverso l’arte urbana. Un progetto nato nel 2012, che portiamo avanti con grande sforzo. Nasce dalla voglia di dar voce ai quartieri e a determinate tematiche, come in questo caso la violenza di genere, o come la salute mentale. Temi che grazie all’arte urbana hanno maggior risalto.”
UN PROGETTO CHE COINVOLGE PALAZZI POPOLARI
Ma come si può realizzare dal punto di vista burocratico opere del genere, che hanno sicuramente bisogno di determinati permessi? “Per la maggior parte lavoriamo su palazzi popolari, in genere appartenenti a un solo proprietario, che sia il Comune o lo Stato” precisa Matteo Falbo. “Nel caso dell’opera realizzata da Mandiò, il palazzo è per metà dell’ente Case Popolari e per l’altra metà appartiene ai cittadini del posto. Se Mandiò è un’artista iper realista, altre volte lavoriamo con artisti le cui opere non sono di immediata comprensione: farlo capire al cittadino è spesso difficile, perché per certi versi vai a invadere i loro spazi.” Più di 300 opere alle spalle, però, hanno ormai abbattuto qualche diffidenza, tanto che le opere sono “protette” e custodite dagli stessi cittadini.
“Ogni volta ci accorgiamo che queste iniziative piacciono. Si entra nel quartiere per conoscerlo, e ogni giorno ti accorgi che la gente è appassionata. Non solo spalanca gli occhi, ma anche il cuore, e ti apre le porte di casa. Probabilmente quello che facciamo piace e unisce” rimarca Marinaro. Si crea un entusiasmo tra gli abitanti del quartiere, che accolgono con favore l’iniziativa e l’attenzione a loro rivolta perché, ricordiamo, “Gulia Urbana” opera non al centro ma in periferia. Periferie spesso abbandonate o comunque meno attenzionate dallo Stato e dove ci sono meno attività culturali e riflettori. Una rigenerazione umana e urbana, come sottolinea sempre Marinaro.
“Gulìa Urbana” parte da Rublanum, associazione di promozione sociale alla quale Marinaro e Falbo appartengono e che nasce nel 2012, quando all’epoca erano studenti in giro per l’Italia. Tornati nella loro Rogliano per le vacanze, si chiedono perché non riproporre nel borgo natìo quanto visto altrove. Iniziarono rigenerando una villetta, dove giocavano da piccoli e che negli anni era diventato buia. Il loro tocco di colore ha scatenato una serie di azioni che hanno riattivato quella zona. Questo spiega anche il nome “Gulìa urbana”, ovvero la voglia di riprendere e ravvivare un territorio, il proprio ma non solo, dato che il progetto si è espanso a tutto il Meridione.
LA LIBERTA’ ARTISTICA AL CENTRO DI TUTTO
Un concetto importante per Gulìa Urbana è quello della libertà. Come spiega Marinaro “la street art è nata libera, e il concerto di libertà per noi è fondamentale. Noi siamo curatori, ma cerchiamo di mettere al centro la libertà dell’artista. Con il tempo gli artisti si sono affezionati alla nostra visione, e iniziamo ad avere un dialogo su come poter rigenerare e sviluppare un territorio.”
Come detto, le iniziative di Gulìa Urbana non si fermano a Cosenza. Molto ricca è la mappa delle opere realizzate in Calabria, ma anche extra regione, con Latina come punto raggiunto più a nord. E, soprattutto in Calabria, per Falbo è molto importante far vivere la “calabresità” agli artisti, spesso provenienti dall’estero. Un’immersione nella cultura del posto, a tavola ma anche visitando posti caratteristici come la Sila, per capire a fondo il luogo che li circonda, per trarre un’ispirazione da trasferire nelle proprie opere.
Una tematica ricorrente nei murales è quella musicale. Da citare le opere dedicate, tra gli altri, a Mia Martini e Franco Battiato. Un’iniziativa realizzata a Rose da un artista di Diamante, che ha riprodotto volti di grandi protagonisti della musica italiana, con il supporto del Comune stesso.
Importante è la precisazione di Matteo Falbo. “Noi non arriviamo in un luogo con la pretesa di cambiare con un murales la storia di un quartiere o territorio. Però, dopo quasi 15 anni, è significativo vedere in quartieri come Paolo VI a Taranto – staccato dal centro città – bambini prima disinteressati che ora guidano i fotografi nel quartiere per far vedere i murales.” Falbo cita anche l’esempio di 300 alloggi, quartiere popoloso di Crotone, interessato dalla rigenerazione urbana, della quale gli stessi abitanti ne vanno fieri.
Per il futuro, il sogno di Marinaro e Falbo è quello di continuare a intervenire in quartieri popolari di Cosenza, come Via degli Stadi, Via Popilia e Via Panebianco, per realizzare un vero e proprio museo a cielo aperto. Un progetto ambizioso e ancora in divenire, per dare colore e nuova vita a spazi spesso trascurati.
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