“Non è più solo una questione di calcio, è una questione di dignità. Oggi Cosenza e la sua provincia si trovano a dover rimarginare la ferita più dolorosa: l’affievolirsi dell’entusiasmo, il vuoto del nostro stadio, un tempo cuore pulsante della città e oggi ridotto al silenzio e, soprattutto, l’allontanamento delle nuove generazioni di tifosi, private del diritto di innamorarsi della squadra della propria città”.
Lo scrive in una nota il Centro Coordinamento Clubs Cosenza. “Il popolo rossoblù – prosegue il comunicato – è prigioniero di una gestione cinica che ha scelto la via dello scontro a quella del dialogo. Una proprietà arroccata nel proprio isolamento, che ha spezzato ogni legame non solo con la tifoseria, ma con l’intero territorio, disconosciuta persino dalle istituzioni locali. Gli effetti sono sotto gli occhi di tutti: un club privo di prospettive, di un domani, ostaggio di un presente vuoto.
Questa non è una crisi passeggera, ma la scelta deliberata di osteggiare la tifoseria rossoblù. Un affronto continuo alla nostra identità, mancanza di rispetto per chi spende amore, tempo e denaro per una maglia, per due colori. Contro questo muro di gomma, contro questa isola di sordità, pretendiamo il ritorno all’appartenenza. Vogliamo un presidente che respiri con la sua gente, viva il suo territorio, urli la sua passione, sventoli le nostre bandiere. Il 29 maggio non sarà una semplice protesta: sarà il giorno del riscatto. Città e provincia si uniscono per riprendersi ciò che è loro di diritto.
Il CENTRO COORDINAMENTO CLUB COSENZA risponde presente. Saremo in strada, al fianco di ogni singolo tifoso, per riaccendere quel fuoco che qualcuno ha pensato di poter spegnere”.
























