Oltre mille persone hanno salutato il 30 settembre, Kevin Laganà, il più giovane dei cinque operai deceduti mentre stavano lavorando sui binari della stazione di Brandizzo.
Un ultimo e commosso saluto al Duomo di Vercelli per i funerali del 22enne che ha fornito all’indagine coordinata dalla procura di Ivrea un importante filmato per mostrare quello che è accaduto esattamente un mese fa mentre la squadra di operai Sigifer lavorava sui binari.

“La tragedia accomuna questi cinque amici e colleghi in questo dure lavoro. Lo sono stati in vita e in morte” – recita l’omelia di di don Massimo Bracchi -In queste settimane troppo lunghe avete ricevuto tanto affetto e tanta vicinanza ma avete continuato a piangere, è servito a dare sfogo alla rabbia e al dolore. Si potrà piangere anche in seguito perché quello che è avvenuto è troppo grande per tutti voi ma vorrei fosse un pianto diverso, consolatorio. Anche per Gesù c’è stato un prima e un dopo. Il nostro saluto a Kevin possa staccarvi da lui, da quella bara che contiene il suo corpo. Questi giorni sembravano non finire mai. Le cose di prima sono passate adesso bisogna riprendere a vivere, non possiamo restare prigionieri delle cose di prima. Kevin lo vorrebbe”.
LE PAROLE DEL PAPA’ DI KEVIN, VITTIMA DELLA STRAGE DI BRANDIZZO
Ancora molto provato e commosso per la grande perdita, il papà di Kevin, Massimo Laganà, che a Pomeriggio5 ha voluto ricordare che persona fosse il 22enne: “Sono rimasto fermo a quel 30 agosto. Non riesco ad accettare la perdita di mio figlio. Più che padre e figlio eravamo come due fratelli qua a casa. Giocavamo, scherzavamo, lo chiamavo tutte le sere. Ora mi manca tutto questo”, ricorda con commozione l’uomo, e aggiunge: “Era un ragazzo solare con tutti, non aveva mai rabbia. Aiutava chi aveva bisogno. Quando era al lavoro ero tranquillo perché sapevo che non poteva farsi male. Invece quando usava la moto o la macchina lo chiamavo sempre. Gli piaceva il lavoro e la sua squadra”.
In collegamento presente anche il fratello maggiore di Kevin, Antonino: “Voglio giustizia per mio fratello e combatterò per lui”, dichiara. Antonino lavora nella stessa società di Kevin da sette anni: “Noi operai non è che siamo pazzi e andiamo in mezzo ai binari. Sono il ferroviere e il capo cantiere a farlo e noi pensiamo di essere al sicuro. Non immaginiamo che ci possa venire un treno addosso”.























