20 senza “l’Avvocato”. Gianni Agnelli, considerato un’icona ai suoi tempi, è morto il 24 gennaio 2003.
Venti anni di passioni, sacrifici, rinunce e amore per la vita. Giovanni “Gianni” Agnelli è stato considerato uno dei principali ambasciatori del made in Italy nel mondo.
Dai successi alle passioni: ecco la sua storia
Nato a Torino il 12 marzo 1921, orfano di padre a 15 anni, Gianni Agnelli trascorre la giovinezza sotto l’ombra della figura imponente del nonno. Frequenta la scuola di cavalleria di Pinerolo e partecipa alla Seconda guerra mondiale in Russia e in Tunisia ottenendo anche una decorazione. Alla Fiat entra alla fine del periodo bellico come vicepresidente, quando l’azienda è guidata da Vittorio Valletta.

Di questi anni si ricorda anche l’inizio del legame con la Juventus di cui Agnelli è stato presidente dal 1947 al 1954, ma di cui rimarrà il primo tifoso fino alla morte. Un periodo caratterizzato dalla creazione di una squadra che vince due scudetti, con i campioni danesi Hansen e Praest e il giovane italiano più promettente, Giampiero Boniperti.
«AMO IL CALCIO, FORSE LO AMO TROPPO, A TAL PUNTO DA METTERE IN SECONDO ORDINE LE ALTERNATIVE DOMENICALI. SÌ, AMO MOLTO QUESTO SPORT CHE NON HA RIVALI»
All’Avvocato è anche legato il marchio Ferrari: Gianni Agnelli diventa infatti un grandissimo appassionato di motori e non fa mancare la sua presenza nei box del Cavallino Rampante.
A caratterizzare la carriera dell’industriale torinese c’è la sua scalata alla Fiat quando nel 1963 diventa amministratore delegato e nel 1966 presidente.
È in questo periodo, in cui il gruppo sta rapidamente uscendo dalla dimensione nazionale per assumerne una mondiale, che Agnelli riesce a imporsi come leader di spicco: specie in momenti difficili come quello della grande crisi petrolifera.
La disponibilità al nuovo e l’abilità a muoversi al passo con i tempi sono le caratteristiche del binomio Agnelli-Fiat: il gruppo torinese è all’avanguardia nelle scelte cruciali, come le nuove tecnologie basate sull’elettronica, i robot e l’innovazione.
AMANTE DELLA DOLCE VITA
Agnelli è anche un amante della dolce vita: vivendo nel sud della Francia, diventa un importante membro dell’alta società. Nonostante la fama di Don Giovanni, si sposa una volta sola, nel 1953 con l’amica di famiglia Marella Caracciolo, principessa appartenente a un’antica nobile famiglia di origini napoletane e dalla quale ebbe i due figli Edoardo e Margherita.
Il 24 gennaio 2003 Gianni Agnelli muore, all’età di 81 anni, a Torino nella sua storica residenza collinare Villa Frescòt. Era da tempo malato di cancro alla prostata. Attualmente è sepolto nella monumentale cappella di famiglia presso il piccolo cimitero di Villar Perosa, Comune del quale fu sindaco per diversi anni.

IL RICORDO DELLA JUVENTUS
La società Juventus, una delle grandi passioni dell’Avvocato, ha voluto ricordarlo con una nota: “Sono passati 20 anni e sembra ieri. Il 24 gennaio 2003 ci lasciava Gianni Agnelli, e la sua storia immediatamente diventava leggenda. La leggenda di uno dei più grandi imprenditori che l’Italia abbia mai conosciuto, l’epopea di una delle personalità più poliedriche, affascinanti e rappresentative di un’intera nazione. Per noi, però, l’Avvocato era – e sarà per sempre – qualche cosa di più, nei fatti e nei modi.
Gianni Agnelli è stato un grande Presidente, una guida, un faro, un esempio di stile, un’idea di amore sempre rinnovato per la sua Juve. Agnelli amava le sorprese: al telefono, con giocatori e allenatori, al campo, quando si presentava quasi sempre senza preavviso. E anche le sue frasi, i suoi commenti, sempre intelligenti, arguti e freschi erano sempre qualcosa di nuovo, su cui sorridere, e molto spesso riflettere. Sono passati 20 anni, ma l’Avvocato ci manca ogni giorno”.





















