I latini non sbagliavano. Ci hanno visto lungo con il detto “Errare humanum est, perseverare autem diabolicum (Errare è umano, ma perseverare è diabolico)”. Perché nella vita è normale che l’errore avvenga, ma dall’accettazione dell’umana debolezza non bisogna trarre motivo per continuare nella trascuratezza, bensì fare esperienza degli errori commessi per evitarli il più possibile. Cosa ha fatto il Cosenza Calcio per evitarli?
Si dice che il giorno dopo si è più lucidi. Ma i tifosi del Cosenza, dopo l’ennesimo derby perso contro il Catanzaro, si sentono umiliati, trascurati, prosciugati ed esausti. La partita contro i giallorossi non lasciava grandi speranze di successo, ma il derby è il derby. E dopo l’andata del 26 dicembre, con il rigore di Ciervo al 106°, la dea bendata avrebbe potuto fare nuovamente il suo dovere. Al 69′ però era già finito tutto.
Già dopo 20 minuti, a dir la verità, Pietro Iemmello, ancora una volta lui, metteva la firma nello storico duello contro i rivali di sempre, facendo già capire cosa sarebbe successo nel ventoso pomeriggio della città dei tre colli. In molti da Cosenza dicevano: “questi ce ne fanno altri due”. La squadra di Caserta invece, si ferma, quasi per pietà, per non continuare a sparare sulla croce rossa. Si dovrebbe dire grazie?

IL CAMPIONATO DEL COSENZA E’ FINITO MOLTO PRIMA
Se il derby rappresentava l’ultima speranza per l’ennesima miracolosa salvezza, adesso si può dire che molto probabilmente è finita. Ma non è finita con la partita di Catanzaro. E’ finita ad agosto, con la penalizzazione di 4 punti, un’anticipazione di quello che sarebbe accaduto dopo. E’ finita con le dimissioni di Ursino alla vigilia di Natale. E’ finita dopo ogni gol preso a cui è mancata la giusta reazione da squadra vera che vuole salvarsi. E’ finita con la continua mancanza di rispetto verso i tifosi rossoblù, vero cuore pulsante (vedi i 30 euro di biglietto delle curve in occasione del derby d’andata).
E’ finita con la continua mancanza di comunicazione, di problemi ai botteghini, di mancati pagamenti a steward e personale, di condizioni pietose di stadio e la mancanza di strutture (campi di allenamento). E’ finita con la mancata iscrizione della squadra femminile in Serie C, con le giovanili lasciate al proprio destino. E’ finita con l’esonero tardivo di Alvini, un allenatore che avrebbe potuto fare di più, nonostante tutto. E’ finita con il mercato di gennaio, quando non si è fatto nulla per riparare alle gravi carenze tecniche della squadra. E’ finita con le continue umiliazioni subite sul campo e il menefreghismo totale. E’ finita con ogni qualità (mancante) che una squadra di Serie B dovrebbe avere.
“Non è finita finché non è finita”, certo. Retrocedere fa parte del calcio, ma il Cosenza pare abbia deciso di farlo di proposito, quasi programmando il tutto. Uno scherzo del destino per una società che di programmazione non ha potuto mai farne un vanto. Il Cosenza è già retrocesso con la testa, con l’immagine di una società inesistente. Le trattative per cedere la società? “Sono progredite”, fanno sapere da via degli Stadi. Eppure risulta che si continua a procrastinare, ad attendere. Ancora si vuole attendere? Quando termineranno? Con la squadra matematicamente in Serie C? Il tempo è terminato, il tempo per poter salvare il salvabile c’è stato: questo il rammarico più grande. Per quanto si vuole prolungare ancora quest’agonia? La dignità ha un peso enorme e la città di Cosenza merita rispetto!
Entra nel canale Whatsapp de Il Dot

























