La desolazione del Marulla nella foto di Michele De Marco
La desolazione del Marulla nella foto di Michele De Marco

Vincendo con Siracusa e Audace Cerignola nell’arco di pochi giorni, il Cosenza ha guadagnato nuovamente il quarto posto in classifica. Ma soprattutto, ha messo al sicuro la partecipazione ai playoff. Traguardo praticamente raggiunto quando mancano undici giornate al termine della regular season. Per la terza volta nella loro storia recente i lupi prenderanno parte alla formula allargata dei playoff di Serie C.

Argomenti di cui si discute, ma più che altro per dovere di cronaca. La verità è che il fatto sportivo è ormai passato ampiamente in secondo piano. Lo dimostrano i numeri delle presenze allo stadio. In decrescita costante, tanto che nemmeno l’inaspettato buon rendimento della squadra di Buscè è riuscito a riportare tifosi sugli spalti del “Marulla“.

Dei big match con Catania, Benevento, Salernitana e del derby con il Crotone il popolo rossoblù se ne è infischiato. Circa 250 gli spettatori che hanno assistito sabato scorso a Cosenza-Audace Cerignola. Roba da minimi storici. Record negativo che riporta all’annus horribilis del calcio cosentino, quello dei due Cosenza, seguiti da un centinaio irriducibili tifosi per parte.

Buscè abbraccia Achour dopo un gol (foto Francesco Farina)

Le stesse trasmissioni dedicate al mondo Cosenza Calcio, in tv e sul web, sono incentrate sull’aspetto societario. Ciò che accade in campo è trattato marginalmente. Del resto, sono soprattutto gli spettatori, con messaggi e vocali, a spostare l’attenzione sul versante club. Di conseguenza si è portati ad accentrare il focus sulle continue disavventure di una proprietà silente arroccata nel suo eremo invalicabile, nel suo metaverso. Perde di importanza anche ciò che dice Buscè nel pre e nel post partita. Le conferenze stampa del tecnico, comunque meritevole di un plauso, insieme a staff e squadra, per quantità e qualità del lavoro svolto, vanno praticamente deserte.

Un distacco totale quindi. Un allontanamento definitivo di tifosi, sportivi, città, operatori dell’informazione, istituzioni (queste ultime solo a parole). Risultato inevitabile di chi per anni ha seminato vento e ora raccoglie tempesta. Risultato che ora va ben al di là delle (poche) vittorie ottenute sul terreno di gioco in anni di obiettivi minimi raggiunti per il rotto della cuffia.

La gestione Guarascio-Scalise ha calpestato con disprezzo e violenza la passione per i colori rossoblù, ferendola gravemente ma non ancora mortalmente. Ha privato migliaia di tifosi e di cittadini della gioia di vivere una giornata di aggregazione allo stadio. Di gridare e abbracciarsi per un gol o di disperarsi per una sconfitta. Ha impedito loro, di fatto, di provare emozioni. Li ha resi abulici, apatici, quasi rassegnati e depressi di fronte ad un destino amaro che non possono sovvertire.

È un dato di fatto incontrovertibile. E la diserzione, come detto magistralmente da un tifoso intervenuto in diretta nella trasmissione ‘Triplice Fischio‘, è dissociazione. Non più finalizzata a costringere Guarascio a passare la mano. È il manifesto del dissenso di una piazza derisa e umiliata. La corda si è spezzata. “Non perché c’è un pallone che rotola in campo, possiamo dimenticare tutto“.

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