In un clima di silenzio sempre più assordante in casa Cosenza Calcio, ha fatto rumore il video pubblicato sui social da Osvaldo Morisco. Lo storico giornalista della testata Cosenza1Special ha inteso, con un gesto clamoroso quanto sofferto, abbandonare ogni forma di commento sulle prossime vicende sportive dei lupi.
Tutto ciò in aperta contraddizione con l’assurdo modo di gestire la società da parte del patron Eugenio Guarascio. Un gesto di difesa delle proprie passioni di cronista arrivato pochi giorni prima che un altro uomo simbolo come Kevin Marulla comunicasse che non sarà più dopo 13 anni il team manager. Il solo associare la storia del Cosenza a questa società e i suoi uomini simbolo, risulta già offensivo nelle assurde condizioni in cui versa il sodalizio rossoblù.
Un gesto che fa riflettere
Il gesto e le parole di Osvaldo Morisco fanno riflettere tutti. Lanciati degli interrogativi su come debba essere affrontata dai media questa assurda stagione. In particolar modo se al timone resterà chi sta desertificando sia economicamente che a livello umano una passione chiamata Cosenza Calcio.
In questo momento va rispettato pienamente il condivisibile stato d’animo del giornalista. Al contempo c’è chi crede, proprio in virtù dell’enorme seguito di chi vorrebbe che il Cosenza venisse liberato da questa tirannia, che la realtà vada contrastata parlandone. Manifestando ancor di più le malefatte dell’attuale proprietà. Amplificare il silenzio su chi del silenzio ha fatto una strategia che nel dividi et impera della nostra città si esalta, è davvero il giusto mezzo per ottenere il fine comune? Forse è opportuno commentare la realtà e farlo non solo per dovere di cronaca.
Il monito è continuare a raccontare la verità con uno spirito ancora più critico, per rispetto sia di chi questo argomento ha deciso di riporlo momentaneamente in un cassetto come l’amico e validissimo operatore dell’informazione Morisco, sia di chi vuole continuare ad essere aggiornato costantemente.
Il Cosenza deve tornare ad essere orgoglio di una città, nelle vittorie e nelle sconfitte. Per farlo potrebbe essere necessario opporre il rumore al silenzio colpevole.
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