Inusuali e, forse inappropriate, le parole del presidente del Cosenza Eugenio Guarascio arrivate per la prima volta dopo la retrocessione dalla Serie B.
A qualche mese di distanza dalla caduta in C, il patron rossoblù, fatta eccezione per i comunicati stampa emessi per “dovere” e le interviste “strappate” al telefono, esce allo scoperto. Non con la doverosa conferenza stampa che la città ancora aspetta, spiace deludere. Lo fa, invece, parlando ad un’emittente catanese, confermando ancora una volta (come se ce ne fosse bisogno) il suo volersi distaccare volutamente dalla stampa locale. Succede tutto a pochi minuti dal calcio d’inizio del match contro il Catania, il secondo impegno casalingo dei lupi nel campionato di Serie C. Ai microfoni di Telecolor Eugenio Guarascio risponde in modo sereno e tranquillo, quasi come se tutto ciò che sta accadendo sia solo frutto dell’immaginazione di un’intera provincia.
Già, la provincia. “La nostra è una provincia molto estesa ed importante. Oggi, – afferma Guarascio in una dichiarazione che assume le sembianze di una provocazione – con questo sole, presumo si preferisca godersi il mare. Poi c’è Sky che permette di vedere le partite da casa. Il calcio si vedrà sempre di più attraverso la televisione, dobbiamo abituarci“. Di fronte ad una cornice di pubblico deprimente, con lo stadio “San Vito-Gigi Marulla” praticamente deserto, fatta eccezione per poche centinaia di spettatori, il presidente rossoblù continua a divagare, e quasi a sfidare, i tifosi. La stessa provincia che adesso viene ricordata ma fino a pochi mesi fa dimenticata.

IL PROGETTO PER RISALIRE: DA PARTE DI CHI?
Nuove contraddizioni arrivano, però, sulla questione più spinosa: il futuro. Se inizialmente Eugenio Guarascio afferma che “il progetto è quello di risalire, e per farlo bisognerà adattarsi a questa categoria che consociamo bene. Siamo partiti molto bene e non abbiamo sfigurato. Ce la metteremo tutta. Sia il mister che la squadra si sono calati subito nella nuova realtà”, alla domanda ancora più importante posta dal giornalista catanese, quella sulla cessione, ecco che qualcosa comincia a non quadrare.
“Lo ripeto: io sono disponibile a mettermi da parte, però le varie interlocuzioni che ci sono state, purtroppo, non ci hanno dato quella prospettiva che speravamo. Non è solo vendere la squadra, ma trovare soggetti affidabili che possano garantire un futuro importante. Il futuro acquirente deve pensare di tornare in B e andare magari in A per la prima volta nella storia”.
Ah già, le famose “trattative progredite” e magicamente scomparse. Ma vuoi vedere che, allora, Guarascio ci tiene a questi colori? Sarebbe disposto a lasciare ma compiendo un ultimo atto d’amore: garantire una prosperità. Ma da quando ci si interessa dell’acquirente? Ma non era tutta una questione di soldi? Allora bisogna davvero credere che questa proprietà si interessi davvero di non lasciare le sorti della squadra in mano a chi la farebbe fallire in un anno?
Difficile da credere dopo le continue umiliazioni che la città e la provincia intera stanno subendo anche e soprattutto a livello nazionale. Non c’è bisogno di elencare nuovamente tutte le nefandezze che hanno contribuito a creare una situazione surreale e atipica. Verrebbe però da chiedersi: se foste in procinto di cambiare e vendere casa, vi impegnereste così tanto a comprare nuovi mobili, creare un arredamento moderno e confortevole, per chi verrà dopo di voi? Cosa che vuole far credere e che peraltro non sta facendo. Noi lo avremmo fatto a tempo debito, piuttosto. Le risposte stanno tutte qui.
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