Nel mentre le elezioni europee di giugno si avvicinano, nel silenzio assordante di molte forze politiche tradizionali, l’Italia del Meridione, oltre a strutturare la propria presenza nella competizione, continua ad entrare nel merito delle questioni da risolvere perché consapevoli che la richiesta del consenso debba passare da un impianto ragionato di idee concrete e non da desuete ideologie“.
Ad affermarlo, in una nota, Orlandino Greco di Italia del Meridione.
Il nostro è un partito a matrice europeista, – prosegue Greco – lo testimonia il radicamento in diversi paesi del Vecchio Continente, ma ciò non ci impedisce di analizzare analiticamente un esistente che va riformato perché rischia di lasciare il Meridione d’Italia ancor più indietro al vagoni del treno europeo. Il Sud, nonostante gli atavici problemi, ha un’enorme prospettiva, inimmaginabile un secolo fa: quella di essere protagonista nel Mediterraneo, prospettiva molto più ambiziosa delle mance elettorali e dell’assistenzalismo fine a se stesso. Da queste parti, il rischio delle cattedrali nel deserto e delle grandi opere incompiute è sempre dietro l’angolo ma, lo diciamo da sempre, la vera sfida è dare vita ad una nuova stagione d’investimenti miranti alla proiezione di una dimensione internazionale di mercato nella quale il Sud, alla pari del resto del Paese, possa dire la propria. D’altronde è l’obiettivo, sulla carta, al quale tende proprio la politica di coesione UE.
Ma diciamolo con franchezza e bandendo l’ipocrisia: l’Europa continua a mostrare le proprie debolezze strutturali e politiche in quanto ciascun Paese membro agisce a seconda del proprio peso storico, sforando i termini del trattato di Maastricht a proprio piacimento. È ora che l’Europa inizi a fare gli interessi di tutti gli europei. Il rapporto Debito/PIL può essere abbattuto solo con la crescita stessa del PIL, la quale può avvenire se stimolata attraverso una spesa pubblica equamente distribuita sui territori, meno legata all’austerità e con un aumento sostenuto dell’indebitamento perché ripagato, appunto, dalla crescita stessa.
L’obiettivo a cui tendere è la capacità produttiva tale da poter garantire a tutti, anche considerando il superamento delle logiche irrazionali del mercato, un livello di vita dignitoso e socialmente qualitativo. 
Ahi noi le tensione sociale continua a sormontare la soglia del quieto vivere che un tempo veniva salvaguardata dai partiti, dai sindacati, dalla famiglia, dalla Chiesa e da tutti i corpi intermedi che ormai sono segnati da grandi choc come, appunto, quello economico provocato dalla crisi finanziaria del 2008, dalla crisi dell’euro-zona e dalla pandemia. I figli stanno peggio dei padri, l’ascensore sociale si è bloccato e la politica è stagnante, ancorata al modello dell’austerità da un lato e al fomentare il risentimento di settori della popolazione esclusi dall’altro, aizzando le tensioni con la fuffa anziché spingere nella direzione della riduzione delle diseguaglianze tra uomini e territori.
Allora l’impegno programmatico dell’Italia del Meridione, ancora una volta, sarà improntato sui temi. Occorre mettere in discussione i parametri Deficit/PIL, magari anche le clausole di salvaguardia e tutto l’impianto neoliberista che domina l’Unione Europea, con un punto di vista nuovo, terzo e pratico. 
Non occorre rivendicare fette di sovranità, come predica una certa destra, e nemmeno genuflettersi alla tecnocrazia, come pratica una certa sinistra, ma si tratta di avere una visione di lunga durata sulla base di questi assunti:
1. La messa in discussione dei parametri di Maastricht (disavanzo pubblico non superiore al 3% del PIL e debito pubblico non superiore al 60% del PIL) e la sostituzione con parametri sociali.
2. L’armonizzazione fiscale dell’eurozona perché il cosiddetto dumping fiscale non fa altro che aumentare il potere di ricatto dei grossi capitali che impongono agli Stati di abbassare l’imposizione fiscale sui grandi patrimoni, sulla presupposto della minaccia di spostare gli investimenti nei paradisi fiscali.
3. Stornare dal computo del debito pubblico la spesa per gli investimenti che incentivino la crescita in quanto tali risorse si ripagano da sole nel medio-lungo periodo.
4. Affrontare il deficit democratico dell’architettura istituzionale europea: la BCE, la Commissione ed il Consiglio devono essere poste sotto il controllo democratico del Parlamento Europeo. 
5. Federalizzare le seguenti aree: la politica economico-sociale, la cooperazione tecnologica, la giustizia e la sicurezza comune, la diplomazia comune e un esercito europeo.
Ripartiamo da qui, – conclude – da queste e molte altre proposte fattibili che rappresentino la base di un nuovo impegno civico e concreto, anche in Europa. Arginiamo il populismo, la propaganda novecentesca, l’inconcludenza e diamo vita tutti insieme, finalmente, agli Stati Uniti d’Europa per un approccio maggiormente federale alle sfide economiche e politiche del presente e del futuro“.