Eugenio Guarascio e Rita Rachele Scalise, presidente e amministratrice unica del Cosenza Calcio (foto Francesco Farina)
Eugenio Guarascio e Rita Rachele Scalise, presidente e amministratrice unica del Cosenza Calcio (foto Francesco Farina)

Il Cosenza è virtualmente retrocesso. Solo un miracolo potrebbe salvarlo dall’inesorabile e prevedibile destino. È già successo, per carità, che i rossoblù sovvertissero i pronostici. Ora però non ci sono assolutamente le condizioni perché accada ancora una volta.

In sella c’è Massimiliano Alvini, un allenatore sfiduciato che di fatto era stato già vittima di un esonero. Prima che l’assenza di alternative obbligasse il presidente Eugenio Guarascio (o patron, non è dato saperlo), a fare marcia indietro mantenendolo al suo posto. C’era un direttore generale dell’esperienza e del blasone di Beppe Ursino. È stato un fantasma, praticamente mai visto e sentito. Apporto nullo. Battesimo di fuoco invece per Gennaro Delvecchio. Prima esperienza da ds professionista da dimenticare. Starà pensando “ma chi me l’ha fatta fare?“. Costretto a lavorare in mezzo a un mare di difficoltà e a fare le nozze coi fichi secchi. Ha trascorso un mercato di riparazione a incassare rifiuti. A sentirsi dire “Vade retro, satana!“.

La squadra così non è stata rinforzata come doveva e sprofonda, giornata dopo giornata, verso una retrocessione quasi inevitabile. Inerme, senza armi per sovvertire il destino. Lo staff perde pezzi di continuo. Non passa settimana senza che si registrino le dimissioni di un collaboratore. La Serie C (a voler essere ottimisti a questo punto) è una sorte scritta e voluta da un unico responsabile: la proprietà, chi è a capo del Cosenza Calcio.

In soccorso ad un pontificato scosso da uno scisma che i diretti interessati faticano ad ammettere e accettare, arrivano i guelfi. Pochi, per fortuna innocui, sguinzagliati sui social e nelle piazze, provano, con scarsi risultati, a scaricare le responsabilità sul mondo intero. Su giornalisti, opinione pubblica e tifosi ad esempio. Un invito: dedicatevi ad altro, impiegate diversamente il vostro tempo. Ma chi volete che vi creda? Non abbiamo mica l’anello al naso!

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