10 giugno 2018: si gioca Cosenza-Südtirol, gara di ritorno della semifinale dei playoff di Serie C. 20.000 spettatori spingono i lupi alla finale di Pescara. Dopo quella vittoria, il sogno del ritorno in Serie B dopo 15 lunghi anni non poteva più sfuggire.
Generazioni di vecchi e nuovi tifosi tutti insieme in un patrimonio che ogni società avrebbe voluto avere in Italia per costruire successi. Quello era il momento di premere il piede sull’acceleratore verso traguardi sempre più ambiziosi. Obiettivo a portata di mano con un pubblico, che se stimolato, coccolato e nutrito di progetti seri, sarebbe stato pronto come lo è sempre stato nel momento di bisogno e sofferenza, a fare da dodicesimo uomo in campo. Proprio i giocatori dei tirolesi e lo stesso tecnico Zanetti (ora in Serie A) si inchinarono a quel destino sancito dall‘autogol di Frascatore a tempo scaduto. Quella palla fu letteralmente spinta in rete da una città intera.

La favola del ritorno del Cosenza nel campionato cadetto è iniziata da lì, dal Südtirol. Per uno strano scherzo del destino potrebbe concludersi proprio al “Druso” di Bolzano, con lo stesso avversario. Il match infatti potrebbe decretare la matematica retrocessione in Serie C della squadra di Alvini. Un cerchio che si chiude?
Senza aspettative, passioni e ambizioni personali, ha fatto deserto di tutto ciò che era quel lontano 10 giugno del 2018. La vittoria con il Bari in uno stadio desolatamente vuoto se non pochi irriducibili e qualche ultimo festante “yesman” in Tribuna Vip ha allungato l’agonia. Quantomeno fino alla prossima in gara in programma domani proprio con il rinato Südtirol di Fabrizio Castori.
Cosenza è stata in questi ultimi anni mortificata, castrata nelle proprie ambizioni e privata dei propri sogni. Tutto ciò con gestioni societarie sempre al risparmio. Affannose e miracolose salvezze hanno messo a dura prova la pazienza e le coronarie degli appassionati. La città e i tifosi tutti non meritano il limbo, l’anonimato, l’apatia. Il presidente Guarascio ha gestito il calcio a Cosenza come un proprio hobby.
La Serie C, ormai prossima, dovrà essere il campionato della rinascita, dell’orgoglio bruzio, della riconquista dell’identità perduta. Con una precisazione: non è la categoria il problema per riconquistare l’orgoglio di tifosi feriti. Condizione indifferibile è un cambio al timone, una società che sia in grado di recuperare e valorizzare quel patrimonio di passione disperso e deriso in tutti questi anni.
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