C’è un filo invisibile che lega passato e presente, gloria e sacrificio, categorie diverse ma identico amore. È quello che attraversa la carriera e l’anima di Domenico Danti, oggi capocannoniere del girone B di Prima Categoria con 22 reti con le Stelle Azzurre Silana, ieri protagonista sui palcoscenici del calcio professionistico.
Una carriera che parla da sola: le maglie di Cosenza, Reggina, Ternana, Vicenza e tantissime altre piazze importanti, le promozioni conquistate, i gol segnati quando era poco più che un ragazzo, “Dantinho”, lo chiamavano a soli 19 anni dopo 17 reti in 83 presenze con il Cosenza. Poi il ritorno a casa, alla semplicità, alla verità del calcio. Il ritorno alle origini. Danti oggi non rincorre più categorie o riflettori. Rincorre emozioni.
«Dopo aver calcato palcoscenici importanti fra Serie B e C e piazze prestigiose — racconta — ho fatto ritorno a casa, sempre con la voglia di giocare e fare bene. Non conta la categoria: se vuoi fare questo sport, a qualsiasi livello, devi metterci amore e dedizione». Parole che pesano, perché arrivano da chi ha vissuto davvero il calcio ad alti livelli. E che oggi trovano nuova linfa in una realtà diversa, ma non meno autentica.
Una scelta di cuore. La stagione con le Stelle Azzurre Silana non è stata solo una parentesi, ma una scelta precisa. «L’ho presa con grande impegno, spiega, perché nella società ci sono persone serie, che tengono davvero a questi colori. E anche io ci tenevo tantissimo». Allenamenti, partite, sacrifici: nulla è stato lasciato al caso. Perché il calcio, anche lontano dai riflettori, non ammette scorciatoie. «Non bisogna mai mollare — continua — dall’allenamento alla partita. Io ci tenevo davvero tanto».
Alla fine, i risultati sono arrivati. Eccome. Ventidue gol, titolo di capocannoniere e una squadra trascinata fino a un traguardo che profuma di impresa: i playoff. «Abbiamo fatto qualcosa di straordinario — ammette — un vero miracolo. E adesso ce la giochiamo».
Domenica c’è la semifinale con la Promosport. Una partita che vale una stagione. Ma Danti guarda oltre la pressione, scegliendo una chiave diversa: «Andremo in campo con spensieratezza. Senza paura. Con la voglia di provarci». Un sogno che non ha età: «Chissà… magari vincere e giocarci la finale».
Nel calcio moderno, spesso fatto di numeri e apparenze, la storia di Domenico Danti ricorda una verità semplice ma potente: non è la categoria a definire la passione. È la passione a dare senso a ogni categoria. E alla vigilia di una semifinale che vale tanto, forse tutto, resta una certezza: per chi ha davvero amato questo sport, il calcio non finisce mai. Cambia solo forma.
Umberto Colacino – Erika Liparoti
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