Durante l’evento “Identity” organizzato dalla Pro Loco Valle Krathis di Montalto Uffugo in collaborazione con il Cosenza Calcio, si è verificato un episodio che ha suscitato perplessità tra i presenti.
Nel corso della manifestazione, pensata per rafforzare il legame tra la squadra e il territorio, erano presenti alcuni calciatori rossoblù, tra cui il capitano Tommaso D’Orazio. In un momento di socialità, un redattore de Il Dot si è avvicinato al calciatore per scambiare qualche parola. Il tutto in un contesto informale e amichevole, senza finalità giornalistiche né invasive.
A quel punto è intervenuto l’addetto stampa del club, che ha chiesto con fermezza all’interlocutore di allontanarsi, sostenendo che non fosse autorizzato a parlare con il giocatore. L’episodio ha generato stupore, poiché avvenuto in un contesto pubblico e non durante una seduta di allenamento, nè era teso a strappare dichiarazioni ufficiali o un’intervista non autorizzata.
A seguito dell’accaduto, il direttore generale del Cosenza Calcio, Salvatore Gualtieri, si è prontamente scusato con il giornalista coinvolto, dissociandosi dall’iniziativa dell’addetto stampa. Quest’ultimo ha poi calcato la mano rimuovendo di sua iniziativa il cronista dal gruppo WhatsApp del Cosenza calcio, utilizzato per le comunicazioni con la stampa.
L’episodio, seppur isolato, accende i riflettori su un tema sensibile: quello del rapporto tra società, tifosi e stampa. In un momento in cui si cerca di ricostruire un senso di appartenenza attorno al Cosenza Calcio, episodi del genere rischiano di andare in direzione opposta rispetto agli obiettivi dichiarati dal progetto “Identity”. Così come rischiano di ledere la professionalità gestionale (in tutti gli ambiti) che si presuppone un club di Serie C debba avere oggi come oggi.
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