Paolo Crepet di scena ieri sera a Cosenza. Grande risposta di pubblico al Teatro “Rendano” che ha fatto registrare il tutto esaurito. Il foyer è gremito di gente e sulla destra, accanto al banchetto ben allestito con i libri dello scrittore, si scorge un Crepet visibilmente teso dal volto alquanto serioso.
Firma le copie che gli vengono sottoposte quasi con noncuranza, senza lasciar trapelare la benché minima emozione. “Che sia un modo per mitigare la tensione prima di iniziare?” – verrebbe da dire. L’allestimento sul palco è essenziale: una sedia, un tavolino con una pila di libri e sopra un’abat-jour, un bicchiere e una bottiglia di vetro. Inizia il monologo in maniera sommessa. Il tono della voce è caldo e rassicurante, piacevole all’ascolto.
Improvvisamente i toni si accendono e Crepet si rivolge al pubblico quasi a volerlo coinvolgere con il suo pensiero sulla “bruttezza del mondo di oggi“. Rimprovera i genitori, incapaci, a dir suo, di trasferire ai figli quell’ “insana” voglia di conquista della propria autonomia. Rincara la dose marcando ancora di più il paradosso tra il “meno si da e più si educa al desiderio“.
Crepet: “La normalità annienta il desiderio”
Secondo Crepet il principio cardine nella vita di ogni individuo deve essere quello di emozionarsi e sorprendersi per ciò che si fa. Esorta ad inseguire sempre e comunque i propri sogni, finanche a “scappare di casa“ pur di raggiungerli. Quanto più c’è desiderio, tanto più ci sarà emozione nella realizzazione. Per tale motivo definisce la normalità come nemica giurata del desiderio.
Chi preferisce rimanere nella propria comfort zone si preclude la possibilità di trovare la vera felicità. La consuetudine è veleno per l’anima. Pensare di essere felici solo perchè si rimane seduti sul divano a guardare la tv ed a chattare con il telefonino è una convinzione totalmente sbagliata per Crepet.
La riscoperta della consolazione
Nel bel mezzo del monologo, Crepet confessa di aver riscoperto il termine consolazione. Ne spiega l’etimologia, che si riferisce al verbo latino consōlari (confortare) a sua volta formato dal prefisso con (insieme) e solus (intero). Pertanto afferma che abbiamo bisogno l’uno degli altri. A poco può servire avere tanti amici sui social, che Crepet ribattezza a-social, quando si è davvero tristi. Bisogna avere la vicinanza di un amico, di una persona cara che sappia, appunto, confortanti.
Il monologo termina con i ricordi degli amici che non ci sono più (il celebre fotografo Oliviero Toscani, recentemente scomparso), della nonna, del padre. “Non si muore per davvero – afferma Crepet – quando si lascia tanta ricchezza d’insegnamenti e di sentimenti“.
Si ride (amaro), si piange, ma ognuno compie una riflessione personale sulla scia delle parole del dottor Crepet e questo vale già il prezzo del biglietto. Andare a lezione da lui smuove di sicuro la coscienza: questo è poco ma sicuro.
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