Salvatore Gualtieri, nuovo dg del Cosenza, con il patron Guarascio (foto Francesco Farina)
Salvatore Gualtieri, nuovo dg del Cosenza, con il patron Guarascio (foto Francesco Farina)

Doveva essere un nuovo inizio. Un ponte tra la squadra e la città. Un progetto pensato per riavvicinare i tifosi, riaccendere l’entusiasmo, ricucire le ferite. Invece, Cosenza Identity, il programma voluto con convinzione dal neo direttore generale rossoblù Salvatore Gualtieri, stenta a decollare a causa di una frattura che sembra ormai insanabile.

Gualtieri, stimato dirigente con lunga esperienza nel mondo del calcio, è arrivato a Cosenza per provare a costruire qualcosa di serio, con passione e metodo. Sta provando in tutti i modi a parlare e fare da paciere con la tifoseria organizzata per cercare di riportarla al “Marulla“. Si sta accorgendo che il problema non è tecnico, né comunicativo, ma strutturale. Perché quando trovi sbarrate a doppia mandata anche le porte delle istituzioni, con gli sponsor che non vogliono associare il loro marchio al brand Cosenza Calcio, capisci che è difficile, se non impossibile, ricostruire un’identità condivisa.

La nuova chiusura delle curve per la prossima gara interna con il Picerno, molto più di un’ipotesi prima del passo indietro, avrebbe fatto precipitare il tasso di credibilità di Gualtieri. Proprio lui che aveva voluto riaprirle, credendo, forse con troppo ottimismo, che bastasse un gesto simbolico per riconquistare la fiducia del pubblico. Invece, lo stadio è rimasto e continuerà a rimanere desolatamente vuoto.

La risposta non è arrivata, e non certo per colpa sua. La verità è che il malessere che circonda il presidente Guarascio è profondo. C’è un solco profondo tra società e ambiente che nemmeno il progetto “Identity” saprà colmare. Senza tifosi, senza partecipazione, l’identità resta solo una parola vuota.

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