L'esultanza di Gennaro Tutino (foto Mannarino)
Gennaro Tutino (foto Mannarino)

Mi siedo sul divano, finalmente è sera. Accendo il televisore, ma l’ultima ora trasmessa al TG mi fa rabbrividire: “Rombo di tuono ci ha lasciato”. Il calcio che ci ha fatto innamorare, penso, sta pian piano svanendo.

Dopo Pelè, Maradona, Pablito Rossi, Vialli, anche Gigi Riva porta con sé un pezzo del “calcio di una volta”. Fatto di passione, sacrificio, onestà e tanto cuore. Quant’è, realmente, cambiato il calcio? E’ corretto parlare ancora di bandiere come Del Piero, Zanetti o Totti? Riusciamo ancora ad innamorarci?

Prendo la macchina, imbocco via degli Stadi e in un attimo mi ritrovo dinanzi all’imponente Stadio “San Vito-Gigi Marulla”. Sorrido, perché si tratta di un posto felice, che mi ha vista crescere, tra sorrisi e pianti. E’ ancora sera, non c’è nessuno, ma la candida luce del lampione che illumina la panchina di fronte mi chiama. Mi siedo e senza dire nulla mi godo il panorama. Il calcio è fatto di piccole cose, di un tiro ad un pallone e di una rappresentanza di due colori. Poi, forse qualcuno talvolta non se ne rende conto, di una chiara elevazione sociale di una città.

Chiudo gli occhi e ripenso al momento in cui percorsi il tunnel che porta sul terreno di gioco. La prima volta rimasi sorpresa. Tanti volti, tanti nomi, tante impronte significative nel corso degli anni. Ricordo ancora i nomi “toccati” con la punta delle dita: Luigi De Rosa, Michele Padovano, Luigi Simoni, Massimiliano Catena, Sergio Codognato, Alberto Aita, Stefano Fiore, Francesco Del Morgine, Alberto Urban, Gigi Marulla.

Molti di loro, se non quasi tutti, passati nella mia memoria grazie ai racconti di mio padre. La Serie A sfiorata in più di un’occasione, i campionati da protagonisti, i “bei tempi” che negli ultimi anni hanno faticato a tornare sul terreno di gioco calpestato da un centinaio di giocatori che hanno trovato fortuna in campionati nazionali e anche esteri.

Ritorno ancora indietro con la memoria: Stadio “Adriatico” di Pescara e gli abbracci simultanei, con annesse lacrime, per un ritorno in una Serie B che mancava da 15 anni. Uno stadio, 1000 storie: di famiglie, di bambini cresciuti (ora adulti), di nuove generazioni che invece stanno crescendo con modelli troppo “perfetti”, di aneddoti da raccontare come favole. Sì, la favola del Cosenza Calcio che dura da 110 anni.

Mi proietto, invece, al futuro. E’ il 23 febbraio 2024. Faccio la fila per entrare, presento il mio biglietto agli addetti della sicurezza ai tornelli e con la sciarpa rossoblù al collo posso finalmente varcare la soglia che mi accoglie già con qualche coro. Salgo qualche gradino e il verde del prato mi illumina gli occhi. Le curve sono già piene, le tribune si stanno invece ancora riempiendo. E’ una festa speciale, è un anniversario a cui non si può non presenziare.

In lontananza vedo qualcuno addentrarsi in campo. No, le squadre non si stanno riscaldando. Stropiccio gli occhi e guardo bene: é Gennaro Tutino con il Presidente del Cosenza. Guarascio ha sotto braccio una cornice ma non riesco a scorgere nulla dalla mia postazione della Curva Sud. Poi lo speaker prende parola e d’un tratto tutto ritorna al proprio posto.

“In occasione della partita Cosenza-Sampdoria Gennaro Tutino raggiunge quota 100 presenze con la maglia rossoblù”.

Una maglia incorniciata di spalle con il numero “100” viene consegnata al giocatore partenopeo. Sorrido, sono contenta. Gennaro saluta tutti con la mano e si tocca il petto, lì, all’altezza del cuore, come ha già fatto tante volte. Lui che ha sempre avuto un legame speciale con la città di Cosenza nella quale sono nati Benedetta e Alfredo e dove si è sposato con Arianna.

Lui che ha contribuito in maniera significativa alla conquista della Serie B quell’ormai lontano 2018 e alla salvezza diretta in cadetteria con il gol più bello della stagione. Poi il distacco: il passaggio al Verona, all’Empoli, alla Salernitana, al Parma e poi al Palermo. Giorni, mesi e anni che hanno contribuito ad una consapevolezza consolidata: non tornerà più.

Ma poiché il “suo” San Gennaro lo ha guidato per tutto il tempo, ecco allora che il 21 luglio 2023 Tutino viene ceduto in prestito al Cosenza, tornando a vestire la maglia dei silani dopo quattro anni. 12 gol fino ad oggi (35 in tutto) gli permettono di raggiungere i bomber in vetta alla classifica marcatori. 100 presenze all’attivo dopo aver giurato di recente: “Con i miei compagni farò di tutto per portare il Cosenza in un’altra dimensione”. In un campionato dalle alte aspettative, dove tutto ancora può accadere, Gennaro Tutino continua a stupire.

Apro gli occhi, sono le 3:00 ed è ora di tornare a casa. Guardo per un ultima volta il “campo“, che ancora una volta ha regalato magie e sta contribuendo a regalare una storia di un altro amore viscerale, puro e sincero. Proprio come piace a me. Tiro fuori dal cappotto la sciarpa che avevo portato. La guardo bene e piango, di gioia. 110 anni sono tanti e tanti altri ancora ne arriveranno, pronti ad essere vissuti con una passione speciale.

Ripenso al tunnel e spero un giorno di poter raccontare ai miei figli qualche aneddoto in più. Magari, con il cuore colmo di gioia e d’orgoglio, dinanzi alla gigantografia di Gennaro Tutino nella Hall of Fame, accanto a nomi di spicco che hanno fatto la storia del Cosenza e che si sarà ampiamente guadagnato.

“La mia diletta città potrebbe benissimo fare a meno di me, ma sono io che non posso fare a meno di essa. Essa mi scorre nelle vene ed amo” (Bernardino Telesio e … anche Gennaro Tutino).

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