Mancano sette partite prima che il campionato di Serie B chiuda i battenti. La 31ª giornata appena conclusa ha messo in evidenza quanto questo torneo sia imprevedibile e affascinante. Il Brescia che va a vincere a La Spezia, il Cesena che cade in casa sotto i colpi della Juve Stabia ed un rigenerato Frosinone che rifila tre gol alla Sampdoria. Va annotato, inoltre, il pareggio fuori casa del Cittadella a Cremona e la sconfitta di misura delle “aquile” giallorosse in casa dei “canarini” modenesi. In questo disegno alquanto indecifrabile non si può fare a meno di evidenziare la caduta libera di Reggiana e Salernitana. Ed il Cosenza?
Inutile nascondersi dietro un dito: il Cosenza ha smesso di giocare! Tante, troppe, le vicissitudini che la squadra ha dovuto affrontare dall’inizio del campionato. Si è tanto parlato e si continua a discutere della prestazione dei singoli, ma questo aspetto è del tutto marginale. Non fosse altro che nella fase di costruzione di una squadra, le responsabilità possono essere di chiunque, ma sicuramente non del giocatore che ne viene chiamato a far parte. Il suo compito, se mai, è quello di onorare la maglia ed impegnarsi per il perseguimento degli obiettivi prefissati dalla società. Le sue qualità devono essere messe in discussione prima di acquistarlo, dopo è alquanto inutile.
Pertanto appare superfluo andare a giudicare dei giocatori che, sicuramente, fino a qualche giornata fa, non hanno di certo lesinato l’impegno. La verità è che il Cosenza si appresta lentamente e mestamente a perdere la categoria. Quella benedetta categoria tanto cara e congeniale che chissà quando rivedrà. Oggi il club amministrato dal presidente Guarascio e dall’amministratrice Scalise è alle prese con problemi molto gravi che minacciano la sua stessa esistenza calcistica futura. Appare davvero inutile parlare di calcio giocato. Certo è davvero un peccato pensare di dover incontrare Sudtirol, Brescia, Salernitana e di rimanere inermi, soggiogati da un destino ineluttabile. Fa male!
Tuttavia è necessario restare sul pezzo e continuare a vigilare sulle vicende societarie. Bisogna assolutamente scongiurare epiloghi ben più drammatici di una retrocessione. Si può prendere a prestito una frase di una canzone di Manuel Agnelli degli Afterhours: “Adesso fa qualcosa che serva, che è anche per te se il tuo Cosenza è una mer…“.
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