Il Brescia è ormai vicinissimo al fallimento dopo 114 anni di storia. A meno di improbabili ripensamenti il presidente Massimo Cellino ha deciso non versare i 3,2 milioni di euro necessari per rispettare le scadenze di quest’oggi come confermato anche dal direttore Sportivo delle Rondinelle ed ex Cosenza Roberto Castagnini. Un dramma sportivo per una piazza storica come Brescia seguita da una tifoseria “calda” e tradizionalmente “ostile” a quella rossoblù con la quale esiste una rivalità storica che va al di là del campo di gioco.
Secondo indiscrezioni raccolte dall’edizione on line del Giornale di Brescia la sindaca Laura Castelletti avrebbe convocato a Palazzo della Loggia (sede del Comune) per un tavolo di confronto Giuseppe Pasini, Lodovico Camozzi e Sandro Musso, rispettivamente patron/presidenti di Feralpisalò, Lumezzane e Ospitaletto, tutte squadre del bresciano che saranno al via nella prossima Serie C.
Il tentativo è quello di non far ripartire il Brescia dai dilettanti, ma valutare la possibilità di creare un nuovo soggetto giuridico, ripartendo dal vecchio marchio Brescia Calcio 1911 che finì nel contenzioso tra la vecchia proprietà di Gino Corioni e quella di Massimo Cellino, che poi lo abbandonò scegliendo una nuova denominazione. Il Comune in queste ore si sta consultando con esperti di diritto sportivo per esplorare ogni possibile scenario.
Si chiude l’era Cellino e rischia di scomparire dal calcio professionistico una società storica come il Brescia. Scade oggi a mezzanotte il termine per la presentazione della documentazione necessaria all’ iscrizione in serie C.


























