Comodo, fin troppo comodo sfuggire al contraddittorio e al confronto. Il presidente del Cosenza Calcio Eugenio Guarascio non vuole presentarsi in conferenza stampa (manca da più 3 anni). Parla solo attraverso scarni comunicati e interviste di recente pubblicate.
Questa la forma utilizzata per fare veicolare il suo messaggio. Del resto bastava contattarlo telefonicamente. Che ci voleva? “Le offerte che ho ricevuto erano a costo zero“, così ha detto il patron rossoblù etichettando di fatto come delle boutade le notizie sulla possibile cessione del club.
Ma come? Progrediscono positivamente e arrivano ad un passo dalla conclusione, data anche “a brevissimo“, trattative a costo zero?? Qualcosa non torna. Viene effettivamente il dubbio che si tratti di bugie dietro cui celarsi per nascondere la ferma volontà di non vendere un bene prezioso come il Cosenza calcio. E infatti le smentite arrivano subito. Del resto, i potenziali acquirenti si saranno sentiti legittimamente offesi da simili dichiarazioni.
A sbugiardare Guarascio ci hanno pensato i diretti interessati. Iniziando da Alfredo Citrigno, che si era già palesato pubblicamente nei mesi scorsi quando annunciò il cattivo esito della trattativa. Chiamato in causa, si è espresso prima con un post social. Subito dopo ha precisato i termini dell’offerta (10 milioni di euro) in un’intervista apparsa sulle colonne di ‘La C’ e ‘Cosenza Channel’.
È toccato poi ad una cordata nuova, di cui nulla era venuto a galla finora. È stato il ‘Corriere Sportivo di Calabria’ a farla uscire allo scoperto. Il gruppo umbro, capeggiato dall’avvocato Pietro Gigliotti ha offerto “4 milioni di euro e accollo dei debiti, stimati allora in circa 10 milioni (sebbene non specificati dalla società)“. Sentendosi rispondere picche, perché l’offerta era stata superata da un’altra già esistente. Quale? Molto probabilmente quella di Oliva. Che pare sia arrivato addirittura ad un preliminare di vendita. Tutto lascia pensare che a breve arriverà anche la sua di precisazione.
Al duo Guarascio-Scalise nessuno crede più. Fatta eccezione per i pochi, pochissimi adepti rimasti. I primi che si affretteranno a voltargli le spalle quando non avranno più una convenienza. Lo hanno detto a chiare lettere il sindaco Caruso e il vice sindaco Mazzuca. Lo ha fatto capire in lungo e in largo la tifoseria. Lo pensa la stampa: trattata a pesci in faccia con arroganza e supponenza. Ci vuole una profonda dose di resilienza per rimanere incollati al trono. È questa una dote che comunque va riconosciuta ai proprietari del club. Non potrà comunque durare in eterno.
Dulcis in fondo, prima di chiudere, bisogna annotare l’offerta più ghiotta, rimasta molto nell’ombra, a quanto pare volutamente. Quella del fondo arabo. Dicono i bene informati sia ancora valida e reale e c’è da credergli, vista l’autorevolezza delle fonti. Se così fosse sarebbe l’ultima opportunità per liberare il Cosenza da quella che è a tutti gli effetti una tirannia. In caso contrario il copione è già scritto e sarà rispettato in pieno. Campionati di stenti e sofferenza. Figuracce a gogò. Inadeguatezza organizzativa. Colpe da scaricare su allenatori, giocatori e direttori sportivi. A voi la scelta.
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