Banale e riduttivo dire che Andrea Rizzuto era un bravo ragazzo. Andrea era piuttosto un ragazzo bravo, uno di quelli a cui la vita non sempre aveva regalato spensieratezza, piuttosto ostacoli. Ma lui, col sorriso imbarazzato e sincero che si poteva leggere dietro quella cortina educata. Era esattamente un ragazzo bravo, degno di vivere, per intero, la vita con tutte le sue gioie e i suoi dispiaceri.
Andrea Rizzuto è venuto prematuramente a mancare a dicembre del 2020, pochi giorni dopo aver compiuto il trentesimo compleanno. Quella linea della vita in cui i sogni iniziano a diventare progetti concreti. Un arrivederci arrivato nel mese del Natale, quando davvero non era il caso di arrecare un dolore così sordo e profondo da non trovare descrizione in niente di umanamente immaginabile.

Grande tifoso del Cosenza, Andrea seguiva la squadra della sua città con amore sincero. E ancora oggi, uno striscione sugli spalti ricorda la sua passione rossoblù, simbolo di un legame che il tempo non scalfisce. Andrea ha seminato, e bene. Non si spiegherebbe altrimenti l’attaccamento e il senso di appartenenza di un’intera contrada che ostinatamente ne ricorda ogni anno il sorriso imbarazzato. C’è chi lo fa calciando un pallone alla faccia dei chili di troppo. Chi prendendo un aereo dal nord Italia. Chi scambiando due parole con papà Francesco, baluardo insostituibile.
Nella serata di ieri, lunedì 11 agosto, su quel campo di contrada Capitano a Castiglione Cosentino, che tante volte aveva accolto la sua passione per il calcio, si è giocato il ‘Memorial Andrea Rizzuto‘. Un torneo di un giorno che riunisce amici, conoscenti e compagni di vita. Un appuntamento in cui il pallone diventa solo il pretesto per stare insieme, per raccontare ricordi, per far sì che il tempo non cancelli ciò che lui ha lasciato.
E tra i tanti ricordi condivisi, c’è anche il pensiero di un amico che lo porta nel cuore ogni giorno: “Ciao amico mio, “spinnato” del mio cuore, gli anni passano, ma l’amicizia vera resta, oltre ogni barriera che la morte può creare. Il più grande insegnamento che tu mi abbia dato è stata la tua umiltà, il tuo saper chiedere scusa. Ciao fratello, vienimi in sogno ogni tanto e dimmi che sei ancora qua, qui insieme a noi”.
Perché finché ci sarà qualcuno pronto a ricordare, Andrea continuerà a vivere. Tra un gol e un sorriso, da bordo campo.
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