Non possono e non devono esserci morti di Serie A e morti di serie B. A maggior ragione in epoca di guerre e di stragi, come quella in atto nella striscia di Gaza. Ci sono però eventi luttuosi, che per vicinanza, appartenenza o rapporti di conoscenza, lasciano ferite profonde. Come quello che ha riguardato Antonio Nisticò.

Ricordato da amici e parenti come grande tifoso del Cosenza calcio. Non solo una squadra, ma una passione alla quale Antonio è rimasto visceralmente legato fino all’ultimo dei suoi giorni. Del resto è noto che la squadra del cuore è una delle poche certezze che si hanno nella vita. In questo caso è stata sinonimo di fede realmente incrollabile.Tanto che l’indimenticato Antonio, scomparso nei giorni scorsi, anche nel momento dell’agonia chiedeva aggiornamenti sullo sviluppo della gara in corso Sorrento-Cosenza.

Il risultato non lo avrà di certo soddisfatto, perché i lupi avrebbero dovuto portare a casa l’intera posta in palio. Chissà che nel prossimo futuro le sorti della squadra del cuore di una vita intera non gli regalino, anche da lassù, un motivo per gioire.

Forza lupi, Antonio!

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