Lo sfogo avuto da Antonio Buscè in conferenza stampa al termine di Cosenza-Picerno ha dei destinatari ben precisi. Se ne facciano una ragione gli inossidabili filo societari.
Quelli che in un attimo riescono a calarsi nei panni di strumentalizzatori seriali, arrampicatori sugli specchi o mistificatori della realtà. Con un unico scopo: continuare a difendere l’indifendibile e spostare l’obiettivo, abitudine ormai a loro consona. Armati di grande fantasia lo hanno fatto anche stavolta. Indirizzando il mirino addirittura sui tifosi che rimangono fuori dallo stadio e i giornalisti dissidenti.
La chiarezza del riferimento si evince dalla struttura del discorso fatto dal tecnico ai pochi, pochissimi operatori dell’informazione presenti in sala stampa. L’apertura è infatti dedicata alla spossatezza mentale e fisica della squadra, arrivata a dicembre spremuta come un limone. Come previsto dai quei cronisti cattivoni e disfattisti tempo addietro. Si passa poi alle difficoltà quotidiane e al rischio di altri pesanti infortuni. Il tutto espresso con toni perentori. Beh, più chiaro di così?
Ciò che dice Buscè è incontrovertibile e segue un filo logico. Quando parla della sconfitta di Foggia e della risicata vittoria con il Picerno, fa riferimento a dei mugugni. Arrivati forse da chi si aspettava che il Cosenza facesse un sol boccone di tutti gli avversari.
A tal riguardo il tecnico precisa: “Stiamo regalando una speranza di fare qualcosa di importante. Se poi vogliamo fare un altro tipo di campionato siamo già andati oltre“. E ancora: “Se vogliamo fare un campionato per raggiungere i play off va benissimo, giochiamo con i giovani. Però smettiamola di caricare di aspettative la squadra, perché le aspettative di oggi le abbiamo create noi quando nessuno scommetteva un euro su questa squadra“.
Emerge qui un altro punto focale. Un vuoto comunicativo che riguarda l’obiettivo del Cosenza in questo campionato. Qual è? Qualcuno lo sa? Appare chiaro che la pressoché totale assenza di progettualità e di obiettivi sia tale a 360 gradi. Non solo verso la piazza, ma a quanto pare, anche verso lo stesso allenatore.
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