Antonio Buscè (foto Francesco Farina)
Antonio Buscè (foto Francesco Farina)

Sia concesso riportare un passaggio di un editoriale sulla crisi del Cosenza pubblicato il 27 gennaio, appena 12 giorni fa. “Succede da anni. Attivate i neuroni e diffidate da quella sparuta e sempre più triste minoranza che vuole farvi credere che la colpa sia di tifosi, giornalisti e prossimamente (c’è da scommetterci), di allenatori o direttori sportivi o giocatori mercenari“. Ci siamo. È accaduto prima del previsto. Antonio Buscè è finito nell’occhio del ciclone.

Il “fuoco amico“, quello da cui mesi addietro era stato detto al tecnico di guardarsi bene, gli è stato scatenato puntualmente contro. La campagna pro esonero dell’allenatore campano, tanto adulato per gran parte della stagione, è partita e prende rapidamente piede.

Non che sia esente da colpe per il momentaccio del Cosenza. Alcuni errori li ha sicuramente commessi. Ma le attenuanti sono tante. A lui va riconosciuto il merito dei 40 punti collezionati dai rossoblù in una situazione critica, in un contesto che poco o nulla ha a che fare con il professionismo. Per raggiungere tale risultato è stato costretto a spremere come dei limoni quei 12-13 calciatori di livello superiore alla norma che gli hanno messo a disposizione.

Un paio li ha persi per infortunio. Altri tre glieli hanno portati via con un mercato improntato esclusivamente sulla monetizzazione. Dalla sessione invernale il Cosenza ne è uscito privato di elementi di categoria superiore che avevano portato in dote punti e ben 12 gol. Numeri, inequivocabili. I suddetti sono stati rimpiazzati con mestieranti della Serie C: lo dice chiaramente la carriera degli ultimi arrivati in rossoblù. Unica eccezione, Jaime Báez: l’uruguaiano va però aspettato prima che rientri in condizione. Altro tempo prezioso sprecato.

Buscè è stato bravissimo ad ovattare il gruppo, isolarlo dalla tempesta esterna e dalle evidenti e macroscopiche pecche organizzative e gestionali del quotidiano.

C’è però un limite a tutto e ora i miracoli non gli riescono più. Anche Antonio Buscè è finito inevitabilmente nel caos che lo circonda. Ha perso la pazienza e ora la sua popolarità è calata vertiginosamente anche per colpa delle ultime uscite fuori dalle righe. Il risultato è che molti tifosi si sono sentiti offesi dai recenti sfoghi e i franchi tiratori vicini alla proprietà del club ne hanno approfittato per attivare la propaganda “Buscè out“. Insomma, il solito refrain.

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