Torna Random, lo spazio di approfondimento de Il Dot, che andrà in onda in replica anche su Esperia TV, canale 15 del digitale terrestre. Questa settimana, ospiti di Andrea Orlando sono Giuseppe Mendicino e Pierfranco Costabile, docenti di Costruzioni Idrauliche e Idrologia all’Unical. Con loro, abbiamo cercato di capire se e come si possono prevedere e arginare fenomeni come quello dell’esondazione del Crati che il mese scorso ha colpito Cosenza e provincia.
Il professor Mendicino presenta questi eventi come particolari. “Basti pensare che era stata diramata un’allerta arancione, quindi non una situazione critica. Però, le caratteristiche mutevoli del clima sono andate a determinare delle condizioni che, nella notte, tra le zone di Piano Lago e Dipignano ha portato a scaricare un volume enorme di precipitazioni.” Le conseguenze di questo evento sono ben note, con le esondazioni dei fiumi Jassa, Crati e Busento fino a valle e i pesanti danni che ne sono derivati. Danni derivati anche da un clima che lo stesso Mendicino definisce impazzito.
Sulla prevedibilità o meno di questi eventi, Mendicino ribadisce che lo stato di allerta non era particolarmente critico e che, con determinate condizioni, certi eventi possono sfuggire ai modelli meteorologici. Il professore risponde con fermezza all’ondata di critiche e commenti da parte di pseudo-esperti che hanno affollato le bacheche social nelle ore successivi all’evento. “Ci vuole cautela. Si tratta di fenomeni incerti, non sempre prevedibili. Sui social ognuno spiegava quello che era successo, ma anche gli stessi esperti hanno la responsabilità di essere cauti nelle loro valutazioni.”
Anche perché come spiega lo stesso Mendicino, non si tratta di valutazioni che hanno a che fare solo con la meteorologia ma anche con altri fattori, come l’idrologia – vale a dire gli effetti al suolo, – l’idraulica e lo stato delle opere che dovrebbero diluire certi eventi.
L’IMPORTANZA DELLA PREVENZIONE
Mendicino spiega anche la situazione degli invasi presenti nel bacino. “Sul Crati ci sono invasi importanti come il Cecita, la diga di Tarsia, l’Esaro. Si tratta di un sistema articolato e complesso, dove la gestione delle opere di sbarramento dovrebbe essere fatta con criterio e con le giuste valutazioni. Questo perché, in caso di manovre non attente, si corre il rischio che si aprano le paratoie e si allaghi tutto.” Parole d’ordine per il professore, quindi, sono prevenzione e valutazione. Interventi da svolgere per tempo e da non attuare, come spesso capita, nella fase emergenziale, quando ormai il danno è fatto..
Il professor Costabile, nominato dalla prestigiosa Università di Stanford come uno degli 80 studiosi più influenti al mondo, è certo della preparazione adeguata che l’Università fornisce ai tecnici di domani. “Al Dipartimento di Ingegneria dell’Ambiente puntiamo molto sulla formazione degli studenti. Abbiamo un indirizzo dedicato ai rischi naturali in cui affrontiamo a 360° situazioni di questo tipo e le relative problematiche. C’è una molteplicità di aspetti che richiede competenze iper avanzate. Il nostro Dipartimento è in grado di fornire una visione estremamente avanzata su questi problemi. Un’eccellenza che si ripercuote sui nostri studenti.” Un’eccellenza che il professore mette giustamente in luce, a dispetto del poco clamore che risultati del genere suscitano.
AUMENTARE LA RESILIENZA DEL TERRITORIO
La stessa Università è un interlocutore privilegiato per le istituzioni regionali. “Da tempo dialoghiamo con la Regione Calabria. Sono state sviluppate delle piattaforme per affrontare le criticità, non solo per la programmazione ma anche per avere dati in tempo reale sul rischio in generale, come siccità e incendi” aggiunge Mendicino, sottolineando l’importanza di questa interlocuzione.
Il professor Costabile rimarca, infine, il ruolo dell’Università e la necessità di collaborare con tutte le istituzioni. “Come Università della Calabria ci possiamo fare onere di tutte le responsabilità del caso. Siamo aperti a collaborare con enti e istituzioni perché il nostro obiettivo è quello di aumentare la resilienza del territorio, ovvero la capacità di assorbire nel minor tempo possibile uno shock sistemico come quello delle alluvioni.”
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