Quello che dovrebbe essere un momento di gioia e spensieratezza per centinaia di studenti cosentini si è trasformato, per i residenti di Via dell’Accoglienza, in un incubo logistico a cadenza quasi quotidiana. Con l’avvio della stagione delle gite scolastiche, l’area è diventata il punto di raccolta principale per i pullman gran turismo, ma la gestione della viabilità è ormai fuori controllo.

​Un quartiere paralizzato

​Il problema nasce nelle prime ore del mattino, quando decine di autobus stazionano sul piazzale e lungo la carreggiata in attesa della partenza. Via dell’Accoglienza, una zona già densamente abitata, si ritrova improvvisamente blindata.

​I residenti segnalano l’impossibilità di uscire dai propri garage o di immettersi sulla sede stradale principale a causa dell’ingombro dei mezzi pesanti. “Siamo prigionieri in casa nostra,” lamenta un cittadino. “Spesso non passano nemmeno i mezzi di soccorso o i camion della spazzatura. Non siamo contro le gite, ma serve un’area idonea.”

​I rischi per la sicurezza

​Oltre al disagio dei residenti, c’è un tema di sicurezza che non può essere ignorato. Il blocco stradale coincide con l’orario in cui i lavoratori si mettono in marcia, creando un effetto imbuto che si ripercuote sulle arterie limitrofe. I motori dei bus spesso rimangono accesi per lungo tempo, saturando l’aria di gas di scarico a pochi metri dalle finestre delle abitazioni. Il caos creato dai mezzi in manovra e dalla folla di studenti rende pericoloso il transito pedonale per anziani e bambini del quartiere.

​L’appello alle autorità

​I cittadini di Via dell’Accoglienza chiedono un intervento immediato del Comune di Cosenza e della Polizia Municipale. La richiesta è chiara: individuare un’area di sosta alternativa per il raduno delle scolaresche (come il terminal di viale Mancini o aree parcheggio più ampie e periferiche) o, quantomeno, garantire un presidio costante dei vigili urbani per disciplinare il traffico e sanzionare i parcheggi selvaggi.

​In assenza di risposte concrete, i residenti sono pronti a dare vita a forme di protesta più eclatanti per riappropriarsi del diritto alla libera circolazione in una via che, ironia della sorte, sembra aver perso ogni spirito di “accoglienza” verso chi ci vive.