Gianmarco Palermo, saracinesca della Morrone “Promozione frutto di sacrifici, famiglia e unione”

Certe promozioni valgono più di una semplice vittoria. Dentro ci sono sacrifici, paure, lavoro quotidiano e la forza di rialzarsi anche nei momenti più difficili. Per il portiere Gianmarco Palermo, protagonista della stagione della Morrone culminata con il ritorno in Eccellenza, questo traguardo rappresenta tutto questo.

Il portiere granata, arrivato dopo esperienze importanti tra Serie D ed Eccellenza con Castrovillari, Rende, Nereto, Vastese e Castelnuovo Vomano, è stato uno dei simboli della cavalcata della Morrone. Decisivo tra i pali, leader silenzioso e uomo dei momenti chiave. “Quando è arrivato il fischio finale è stata un’immagine bellissima, racconta Palermo, perché quando vinci un campionato provi una gioia immensa. In quel momento raccogli tutti i frutti del lavoro fatto durante tutta la stagione”.

Un’annata intensa, vissuta sempre ad alta tensione, in uno dei campionati più combattuti degli ultimi anni. “Abbiamo affrontato un torneo di livello altissimo. A un certo punto c’erano quattro o cinque squadre in lotta per la promozione diretta. Ho giocato tanto in Serie D ed Eccellenza, ma devo dire che la Promozione mi ha sorpreso tantissimo per agonismo e competitività”.

Dietro la solidità mostrata in campo, però, Palermo nasconde anche una parte più personale, legata a difficoltà affrontate lontano dal rettangolo verde. “È stata un’annata particolare anche a livello familiare. Il momento più difficile è stato quando sono arrivate alcune problematiche personali. In quei momenti non è semplice scendere in campo e restare lucidi, però penso di aver reagito bene”. Tra gli episodi simbolo della stagione resta la parata decisiva nel finale contro il Corigliano, un intervento che ha difeso il risultato e dato ulteriore forza alla corsa della Morrone. “È stata una sensazione indescrivibile. Salvare il risultato, in quel momento è stato qualcosa di enorme. Ancora oggi ci ripenso con emozione”.

Nel corso della stagione c’è stato anche un momento preciso in cui il portiere granata ha iniziato a credere davvero nella promozione. “Sono un ragazzo molto umile, però a un certo punto sentivo che ce l’avremmo fatta. La squadra mi trasmetteva sicurezza, l’ambiente era compatto e unito. Dentro di me sapevo che avevamo qualcosa in più”. Per Palermo, però, il successo nasce soprattutto dal lavoro invisibile, quello lontano dai riflettori. “Ogni parata, ogni vittoria e ogni risultato nascono durante la settimana. Dietro c’è tanta dedizione, tanti allenamenti, sacrifici e lavoro. Senza quello non si arriva da nessuna parte”.

Fondamentale anche il rapporto costruito durante l’anno con il preparatore dei portieri Simone Bellisario, figura che il numero uno della Morrone considera decisiva nel proprio percorso. “Per me è stato fondamentale in tutto. Riesce sempre a darti sicurezza e motivazione. Anche se è giovane, per me è stato quasi come un padre. Finiva di lavorare e correva al campo per allenarmi. Non è una cosa scontata. Tra noi si è creato un legame fortissimo, indissolubile”.

Infine la dedica, rivolta a chi gli è stato accanto durante tutta la stagione. “Dedico questa promozione alla mia famiglia, a mamma, papà, mio fratello, ai miei nonni e alla mia ragazza, che non mi ha mai lasciato solo ed è stata sempre presente ogni domenica. Ma la dedico anche a tutta la società, dal presidente al mister Stranges fino al magazziniere, tutti,  nessuno escluso, perché senza unione non si va da nessuna parte. E questa famiglia è stata davvero fantastica”.

Umberto Colacino – Erika Liparoti