Metaverso Cosenza Calcio racconti patinati e distorsivi di una realtà parallela inesistente

Ma chi volete prendere in giro? Il comunicato stampa arrivato oggi in redazione dal Cosenza Calcio sui “successi” del settore giovanile (leggibile anche sul sito ufficiale aggiornato a stozzi e pitazzi; mentre il canale YouTube è fermo da un anno) vorrebbe forse essere un tentativo di rilancio d’immagine?

L’effetto ottenuto, invece, è diametralmente opposto. Amplifica ulteriormente il distacco ormai evidente tra la narrazione costruita dalla società e la realtà percepita da una piazza che conosce perfettamente ciò che accade quotidianamente attorno al club rossoblù.

Da settimane il Cosenza ha ripreso a pubblicare compulsivamente contenuti sui propri canali social, senza una linea editoriale riconoscibile, senza una strategia comunicativa coerente e soprattutto senza alcuna cura professionale. Una produzione continua e confusa di post, immagini e slogan concepiti più per riempire il vuoto che per comunicare realmente qualcosa.

Il problema non è soltanto estetico, anche se basterebbe osservare certi contenuti per comprendere il livello di approssimazione. Grafiche palesemente generate con l’intelligenza artificiale che arrivano addirittura a sbagliare la data di nascita del club sul logo ufficiale. Fotografie deformate o schiacciate, altre scattate con un semplice cellulare da prospettive improbabili e spesso incomprensibili nel loro significato. Immagini che dovrebbero rappresentare il volto istituzionale di una società professionistica e che invece finiscono per trasmettere sciatteria.

Emblematica anche la recente rappresentazione di Massimiliano Alvini, trasformato da filtri e artifici grafici in una versione patinata e ringiovanita che sembrava uscita più da una chat di intelligenza artificiale che da una comunicazione ufficiale di un club di calcio. Ma il punto centrale non è neppure la discutibile qualità grafica. Ciò che indispettisce è la continua mistificazione della realtà. Il tentativo ossessivo di far apparire bello ciò che è orribile. Una narrazione artificiale, costruita come se chi produce questi contenuti vivesse in un metaverso scollegato dalla città, dai tifosi e dalla situazione concreta del club.

È qui che il comunicato odierno sul settore giovanile diventa paradossale. Perché celebrare risultati e organizzazione mentre tutti conoscono le enormi difficoltà vissute quotidianamente da ragazzi e staff appare come una vera offesa all’intelligenza del popolo cosentino. Un popolo, quello bruzio, che ha ormai voltato definitivamente le spalle a questa proprietà e che non accetta più operazioni di maquillage comunicativo.

La Primavera, come la prima squadra, ha concluso il campionato da settimane ma continua inspiegabilmente ad allenarsi senza che vi siano impegni ufficiali all’orizzonte. Un unicum nel panorama calcistico nazionale che lascia perplessi e alimenta interrogativi ai quali nessuno fornisce risposte.

Nel frattempo il settore giovanile, soprattutto dopo il distacco dall’unica figura che negli ultimi anni aveva cercato con enormi sacrifici di mantenere in piedi il movimento, il validissimo Sergio Mezzina, è stato progressivamente lasciato a sé stesso.

Dall’Under 15 fino alla Primavera, le squadre hanno spesso giocato e svolto allenamenti con divise differenti, pantaloncini di sponsor tecnici diversi e materiale non uniforme. Situazioni che in una società professionistica dovrebbero rappresentare eccezioni imbarazzanti e che invece sono diventate quasi normalità.

A questo si aggiungono trasferte affrontate in condizioni al limite del paradossale: partenze in orari improbabili, viaggi massacranti attraverso l’Italia, colazioni a sacco talvolta sostenute dagli stessi ragazzi o dai componenti dello staff, rientri notturni e ripartenze immediate. Una routine sfiancante lontana anni luce dai toni trionfalistici dei comunicati ufficiali.

Ecco perché leggere oggi l’ennesima autocelebrazione confezionata dalla società produce amarezza. Perché Cosenza non chiede effetti speciali. Chiede semplicemente rispetto. Per la storia del club, per una città che merita verità, dignità e professionalità. Elementi oggi, purtroppo, smarriti dentro una comunicazione vuota, autoreferenziale e sempre più distante dalla realtà.

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