Mentre il mondo torna a fare i conti con guerre, tensioni geopolitiche e con la crescente difficoltà delle istituzioni internazionali nel costruire percorsi di dialogo e convivenza, dall’entroterra calabrese arriva una proposta dal forte valore simbolico: la realizzazione di un Parco della Pace nell’area del lago del Farneto, ad Altomonte.

L’idea porta la firma di Enzo Barbieri, imprenditore altomontese e fondatore dell’Hotel Barbieri, figura che negli ultimi decenni ha legato il proprio nome non soltanto a una delle più importanti esperienze dell’ospitalità calabrese, ma anche a un modello di sviluppo fondato sulla valorizzazione del territorio, della cultura e dell’identità locale.

«I Parchi della Pace non esistono. Per questo vorrei crearne uno qui, al Parco del Farneto, attorno al lago», ha dichiarato Barbieri. «L’idea è quella di realizzare un percorso con cippi in pietra dedicati a Kofi Annan, a Madre Teresa di Calcutta e a tutti i Premi Nobel per la Pace. Ogni quindici metri una pietra, perché la memoria di chi ha dedicato la propria vita al dialogo e alla fratellanza deve diventare patrimonio delle nuove generazioni», ha aggiunto.

L’imprenditore immagina un luogo che possa assumere una dimensione internazionale anche dal punto di vista simbolico. «Vorrei che all’ingresso del Parco e lungo il lago ci fossero le bandiere dei Paesi del mondo. Tutte insieme. Perché la pace nasce dalla capacità di stare insieme pur essendo diversi», ha spiegato Barbieri.

Il cuore del progetto, tuttavia, è rappresentato dai giovani. «Il mio sogno è convocare due volte l’anno i bambini delle scuole elementari della Calabria e, perché no, anche di altre regioni italiane, per realizzare il girotondo della pace più grande del mondo», ha affermato l’imprenditore. «Immaginate 1500 bambini con le loro magliette colorate attorno al lago del Farneto. Sarebbe un’immagine straordinaria, capace di parlare al mondo», ha sottolineato.

L’idea si inserisce in un percorso che Barbieri porta avanti da anni attraverso iniziative di dialogo interculturale.

«Una volta ho organizzato il Pane della Pace, invitando dodici fornai palestinesi e dodici israeliani a impastare insieme ad Altomonte», ha ricordato. «Quel pane è diventato il simbolo di un dialogo possibile. Mi piacerebbe ripetere esperienze di questo tipo, perché il tema della pace non è mai stato attuale come oggi».

Anche il modello di finanziamento del Parco della Pace si fonda su un’idea di partecipazione collettiva. «Vorrei mettere in rete l’adozione delle farnie, consentendo ai cittadini di tutto il mondo di dedicare un albero ai propri figli, ai nipoti o ai propri cari», ha spiegato Barbieri. «Io stesso ne adotterei alcune dedicate ai miei nipoti e ai miei genitori. I monumenti possono deteriorarsi, gli alberi invece rimangono lì e continuano a vivere. Sarebbe un bosco della memoria e della pace».

La proposta si inserisce nel solco della storia imprenditoriale di Enzo Barbieri, il cui nome è legato alla crescita di Altomonte come destinazione di turismo culturale ed enogastronomico. Una storia iniziata negli anni Sessanta con l’intuizione del padre Italo Barbieri, che immaginò la nascita di un grande albergo in un borgo allora lontano dai circuiti turistici, e proseguita nel tempo attraverso un modello di sviluppo che ha fatto dell’accoglienza e dell’identità territoriale i propri punti di forza.

«Se riusciamo a costruire un luogo che insegni la pace ai bambini, avremo lasciato qualcosa che resterà molto più a lungo di qualsiasi opera materiale», ha concluso Barbieri.