Luca Zinzula
Luca Zinzula

Intelligence e pandemie nel XXI secolo è il titolo della lezione di Luca Zinzula, docente presso la Shangai Tech University e guest scientist presso il Max Planck Institute of Biochemistry dì Monaco di Baviera, tenuta al Master di Intelligence dell’Università della Calabria, diretto da Mario Caligiuri. Zinzula ha esordito evidenziando che l’esperienza della pandemia da Covid-19 ha profondamente trasformato la concezione delle minacce biologiche di tipo infettivo.

Tradizionalmente, infatti, il pericolo di una pandemia era associato a virus molto virulenti e aggressivi, ma la diffusione del SARS-CoV-2 ha dimostrato l’importanza di considerare anche virus meno letali ma capaci di trasmissione su larga scala. Questo aspetto ha reso il virus particolarmente insidioso, tant’è che Zinzula lo ha definito di tipo “Stealth”, poiché in grado di eludere i sistemi di rilevamento esistenti. Inoltre, le pandemie si ritenevano più probabili in ambienti come il Terzo Mondo o il continente africano, dove le autorità sanitarie locali avrebbero allertato tempestivamente la comunità internazionale e chiesto aiuto.

Invece, il Sars-CoV2 è emerso in un contesto considerato “non permissivo”, ossia in un ambiente specifico ove le informazioni erano meno accessibili e più difficili da verificare. Il docente ha poi sottolinea che l’aspetto relativo alla sicurezza della pandemia ha avuto un ruolo chiave sin dall’inizio e che l’intelligence sanitaria (Medical Intelligence) non è un concetto nuovo. Infatti era già utilizzato negli anni ’60 dalla CIA che aveva avviato operazioni di raccolta dei dati sulle epidemie, come il progetto “Black Flag” del 1966-67, per monitorare la meningite in Cina, e il progetto “Impact” del 1969, per tracciare la diffusione dell’influenza H3N2 a Hong Kong.

Questi precedenti hanno dato origine alla moderna disciplina della Medical Intelligence (MEDINT), il cui obiettivo è raccogliere informazioni su minacce infettive non solo dal punto di vista sanitario, ma anche economico, politico e militare. Tuttavia – ha precisato – non tutte le pandemie sono automaticamente considerate una minaccia alla sicurezza nazionale, ma lo diventano quando presentano alcune caratteristiche. Tra queste, la capacità di sopraffare il sistema sanitario, un’alta morbilità e mortalità, la diffusione incontrollata oltre i confini nazionali, l’instabilità sociale e politica, il danno economico, la creazione di crisi umanitarie e persino la compromissione della capacità militare di un paese.

L’opportunità di demandare ai Servizi di intelligence la gestione delle pandemie non è pacifica all’interno della comunità internazionale. Infatti, alcuni paesi, come il Canada, sono riluttanti a coinvolgere i propri Servizi di intelligence, a causa della sovrapposizione con le competenze di altre istituzioni sanitarie, di problemi etici e legali legati alla privacy e del rischio di una perdita di fiducia nei confronti delle istituzioni. D’altro canto, vi è chi sostiene che le agenzie di intelligence possano avere un ruolo operativo cruciale, soprattutto in contesti geopoliticamente complessi, potendo identificare segnali premonitori di una pandemia con anni di anticipo.

Zinzula ha proseguito con la descrizione del tipico ciclo di intelligence epidemiologica, che parte da un impulso derivante da una possibile minaccia (fase di direzione), prosegue con la raccolta di informazioni attraverso diverse fonti (dati umani, cyber intelligence, immagini satellitari, segnali elettronici e open-source intelligence), per poi analizzarle e trasmettere le conclusioni al decisore. Quanto alla raccolta di informazioni, il docente ha illustrato una serie di strumenti di intelligence epidemiologica disponibili a livello internazionale, come il Global Public Health Intelligence Network (GPHIN), il ProMED-Mail, la HealthMap, sviluppata da Google e da Harvard, Bluedot, e infine EIOS (Epidemic Intelligence from Open Source) che offre anche un servizio pubblico di monitoraggio.

Infine, il docente ha posto l’attenzione sulla necessità di un nuovo approccio integrato alla sicurezza sanitaria, in cui la collaborazione tra agenzie di intelligence e istituzioni sanitarie è essenziale per un monitoraggio costante e un allarme precoce più efficace. Zinzula ha concluso segnalando che le pandemie da virus altamente patogeni devono essere considerate non solo come emergenze sanitarie globali, ma anche come minacce alla sicurezza nazionale e transnazionale. Infatti, meritano un approccio investigativo complessivo simile a quello utilizzato per le altre minacce alla sicurezza globale, con metodologie proprie dell’intelligence e strumenti tipici della sanità pubblica.