A Lucca Comics & Games 2025, la Chiesa dei Servi si è trasformata in museo. Tutto per ospitare “Tetsuo Hara: Come un fulmine dal cielo”, la prima mostra mondiale dedicata al celebre autore di Ken il guerriero. L’esposizione raccoglie oltre cento tavole originali. Ripercorre più di quarant’anni di carriera del Sensei, da Hokuto no Ken, passando per Sōten no Ken, fino a Keiji il magnifico. Per raccontarci il percorso curatoriale e il rapporto profondo con questo universo narrativo, abbiamo incontrato Alessandro Apreda, in arte DocManhattan, scrittore, blogger e curatore della mostra.
In occasione della sua partecipazione a Lucca Comics & Games 2025, il maestro Tetsuo Hara, autore di Hokuto no Ken (Ken il Guerriero), ha firmato un’opera che celebra il legame tra il suo universo narrativo e il pubblico italiano.
Intitolata “Il Salvatore nell’Arena”, questa maestosa tela a olio (circa 70×60 cm) ha fuso in se la potenza iconica di Kenshiro con suggestioni provenienti dalla grande tradizione artistica italiana. Dentro vi sono pittura, scultura, architettura classica e simbolismo iconografico. Al centro della scena, Kenshiro che si erge colossale in un anfiteatro. Circondato da vessilli rossi e investito da una luce celestiale, mentre raccoglie l’elmo dell’avversario appena sconfitto. Un’immagine carica di significato. Frutto anche di un’approfondita ricerca su fonti storiche italiane.
Alessandro, come molti della nostra generazione, sei cresciuto leggendo il manga e guardando l’omonimo anime. Per questo motivo probabilmente il tuo legame con queste tavole è prima di tutto personale. In che modo l’esperienza di lettore ha potuto influenzare il tuo percorso professionale di curatore?
“Nel pensare questa mostra, abbiamo avuto come punto di riferimento il senso di quei personaggi. I valori a cui orientano le loro azioni. Sono la forza dell’amore, del sacrificio e del coraggio ciò che rende Kenshiro e gli altri delle figure così universali. Ciò che ci ha fatto innamorare di Ken il guerriero da ragazzini. Incarnano dei sentimenti in cui ognuno può rivedersi. Essere fan da decenni delle opere del Sensei Hara ha solo aggiunto un livello ulteriore. Un forte coinvolgimento emotivo nel descrivere e spiegare queste storie. Tanto nei testi della mostra quanto durante le visite guidate. D’altronde come fai a non commuoverti, se sei un fan, davanti alle pagine originali in cui affrontano il loro destino Rei, Toki, Juza o Fudo?“

Il dinamismo delle tavole originali esposte e la solennità rinascimentale della Chiesa dei Servi scelta come location, creano un dialogo inaspettato tra due linguaggi artistici e due epoche profondamente diversi. L’omaggio che il Sensei ha fatto all’Italia, “Il Salvatore nell’Arena”, esposto al centro, circondato da tre opere attribuite a Baccio Bandinelli, evidenzia una probabile connessione tra l’arte italiana e l’immaginario del mangaka. Dal tuo punto di vista, quali riflessioni suscita questo incontro tra manga e classicità? È possibile inoltre che lo spazio scelto influenzi la percezione delle opere da parte del pubblico?
“L’omaggio che il Sensei Hara ha voluto tributare all’Italia con la tela “Il Salvatore nell’Arena”, citando il Laocoonte e il Perseo con la testa di Medusa di Cellini, ci ha riempito ovviamente di gioia. La definizione più calzante di questo accostamento tra arte italiana rinascimentale e una stella assoluta dei manga come Kenshiro l’hanno data gli Uffizi. Sottolineando come l’Ercole ritratto da Baccio Bandinelli cinquecento anni fa fosse il Kenshiro di quei tempi. Le figure di questi eroi “larger than life” incarnano degli ideali che accompagnano l’uomo da sempre. Nella Firenze del ‘500 come nella Tokyo edonista di inizio anni ’80”.
Il fascino di Ken il Guerriero attraversa le generazioni. Ogni pubblico lo vive però con il proprio sguardo e le proprie emozioni. Hai per caso scelto una strategia precisa per creare un percorso espositivo volto a rendere il tutto coinvolgente sia per chi conosce già l’universo di Hara sia per chi lo scopre per la prima volta?
“Come dicevo prima, non è semplice rimanere indifferenti dinnanzi al racconto epico di Hokuto no Ken. Abbiamo deciso di concentrarci sulla prima parte del manga, fino allo scontro finale con Raoh. E’ quella più amata dai fan, quella che racconta meglio il mondo di Hokuto no Ken, in cui la salvezza dell’umanità è indissolubilmente legata al sacrificio e alla tristezza dei protagonisti. Tanti, nel visitare la mostra, ci hanno raccontato che conoscevano Kenshiro solo attraverso l’anime, ma lo splendore di quelle tavole li ha convinti a leggere anche il manga per la prima volta. Non è bellissimo?“
Dopo aver lavorato a rassegne di calibro enorme come questa o anche come quella dedicata alla rivista Métal Hurlant nell’edizione 2024 del festival, quali spunti o idee si porterà Alessandro Apreda nei progetti futuri? E ci sono altri universi artistici che vorresti approfondire?
“Le ultime mostre di cui mi mi sono occupato – Garth Ennis, con Luca Bitonte, Metal Hurlant, con Mauro Bruni, e ora Come un fulmine dal cielo: L’arte di Tetsuo Hara – sono state tutte dei progetti importanti. A queste ho dedicato molti mesi di lavoro. Ci hanno dato grandi soddisfazioni. Per il futuro, ho un paio di proposte da fare per le prossime Lucca. Ma ovviamente, per scaramanzia, non anticipo nulla“.
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