Il Centro Antiviolenza “Roberta Lanzino”, di concerto con il CADIC (Coordinamento regionale dei centri antiviolenza), invita alla: “massima partecipazione al sit-in che si svolgerà nei pressi della Fontana di Giugno a Cosenza per manifestare forte il dissenso verso un testo, quello sul reato di violenza sessuale, che mina l’auto determinazione e la tutela delle donne e segna un arretramento culturale senza precedenti”, si legge in un comunicato congiunto.
“Il nuovo testo sul reato di violenza sessuale cancella il riferimento al «consenso libero e attuale», sostituendolo con la formula «contro la volontà della persona». Non è una modifica tecnica: è una scelta politica che arretra nella tutela delle donne. Così come consolidato nella giurisprudenza italiana, anche la Convenzione di Istanbul è chiara a riguardo: senza consenso è stupro. Cancellare il consenso significa spostare la responsabilità sulle vittime, alimentare la vittimizzazione secondaria e rafforzare la cultura patriarcale dello stupro”, prosegue la nota.
IL CONSENSO È LIBERTÀ
“Togliere il consenso dalla legge sarebbe una scelta di potere. Perché decidere cosa conta come violenza sessuale significa normalizzare la violenza, rimettere in discussione il diritto a dire NO, tornare a giudicare le donne invece degli aggressori. In un Paese in cui le donne continuano a subire violenza, lo Stato sceglie di arretrare. Così come accaduto con altre scelte del governo: la limitazione dell’educazione sessuale e affettiva nelle scuole o l’uso strumentale del termine «femminicidio» per isolare la violenza maschile da ogni contesto sociale.”
“Questo governo non vuole prevenire la violenza: vuole regolarla, renderla compatibile con un ordine patriarcale che vede nel corpo femminile quale mero oggetto da controllare. In Calabria, poi – dove la violenza è spesso silenziosa e nascosta – questo diviene ancor più inaccettabile. Il linguaggio è politico, così come il consenso. Il consenso è libertà. Il consenso separa il desiderio dalla violenza. Chi lo cancella ha scelto da che parte stare. E non è dalla parte delle donne”, si afferma nel comunicato.
Infine l’invito rivolto a tutta la comunità: “scendiamo in piazza: contro chi riscrive le leggi sulla pelle delle vittime, contro la cultura dello stupro, contro uno Stato che protegge i violenti. Pretendiamo: il ritiro immediato della modifica, leggi che nominino la violenza, leggi che riconoscano il consenso, leggi che credano alle donne. Senza consenso è violenza. Sempre. Nessun passo indietro!”






















