
Le passioni di un ragazzo di 17 anni possono essere molteplici, si sa. Ma tra queste può esserci spazio anche per la logica e i numeri. È il caso di Rocco Pio Chiaravalloti, studente che ha appena concluso brillantemente il quarto anno del Liceo Scientifico Pitagora di Rende. Un talento innato per la matematica, sfociato nella partecipazione a competizioni del calibro delle Olimpiadi di Matematica, dove ha conquistato una preziosissima medaglia d’argento nella gara individuale.
Il percorso per arrivarci è lungo e selettivo: si inizia a novembre con le gare d’istituto, per poi passare alle selezioni distrettuali di febbraio. Una scrematura che, nella provincia di Cosenza, ha visto staccare il pass solo per due ragazzi, entrambi del Liceo Pitagora: uno di loro era proprio Rocco. Da lì, il torneo nazionale di maggio a Cesenatico, qualificazione per la fase internazionale. Una lunga trafila che premia alcune delle giovani menti più brillanti del nostro Paese.
Rocco è alla seconda partecipazione al torneo nazionale, ma partecipa alle fasi selettive fin dal primo anno di liceo. L’idea è quella di riprovarci l’anno prossimo, magari per staccare il pass per il torneo internazionale. E, perché no, tornarci con una squadra della propria scuola per partecipare, oltre alla gara individuale, anche a quella a squadre. Un obiettivo che Rocco si pone per il suo ultimo anno da liceale.
In cosa consiste nello specifico la prova di queste Olimpiadi? Come spiega Rocco, “si hanno a disposizione quattro ore e mezzo per risolvere e dimostrare sei problemi.” A prima vista si potrebbe definire questa prova simile come struttura a quella degli Esami di Maturità, ma Rocco fa notare che, innanzitutto, vengono richieste competenze diverse, oltre a trovare – a suo parere – relativamente più “semplice” la prova di esame rispetto a quella delle Olimpiadi. “Mentre la Maturità è basata essenzialmente sull’Analisi, queste gare si basano su altre discipline, quali Teoria dei Numeri, Algebra e Geometria.” Inoltre, alle Olimpiadi “non si possono utilizzare calcolatrici e dispositivi elettronici ma soltanto strumenti per il disegno geometrico”.
Questi ambiti della Matematica, come afferma Rocco, nella scuola italiana non vengono approfonditi. Ma, precisiamo, lui non boccia assolutamente l’approccio scolastico verso la materia. “Alla fine, si fa quello che si deve fare. Quello che si cerca di dare è un approccio consapevole alla disciplina, che poi verrà ripresa e approfondita all’Università, avendo già le competenze base.”
Tornando alle prove delle Olimpiadi, Rocco approfondisce quel che viene richiesto. “Sono problemi fatti apposta per non richiedere grande teoria ma piuttosto flessibilità di approccio e ragionamento. Ovviamente, la teoria di base serve ma non è la cosa più importante.” Chiaramente, partecipare a questo tipo di gare necessita allenamento, come per ogni tipo di gara e disciplina. “Nei primi anni di scuola mi allenavo risolvendo problemi, che forse non è la tattica migliore. Poi ho avuto modo di partecipare a diversi stage, come all’Università di Catania, paragonabile alla Normale di Pisa. Vi si svolgono stage di preparazione per chi si qualifica alla fase nazionale delle Olimpiadi” racconta Rocco.
UNA PASSIONE INNATA
Quando è nata in lui questa passione per la Matematica? La risposta è netta: da sempre. “Essere nato in una famiglia che si può definire scientifica probabilmente mi ha aiutato. Mi sono sempre sentito portato per questa disciplina, anzi, mi divertivo a prendere qualche libro divulgativo, più di fisica che di matematica, e sfogliarlo per vedere di cosa parlasse.” Del resto, Rocco ha una definizione ben precisa su cosa sia la Matematica per lui: “la Matematica è la cosa più perfetta alla quale possiamo aspirare.”
Una passione precoce la sua, vissuta come divertimento alle Scuole Elementari e che già alle Scuole Medie lo ha visto partecipare ad alcune gare, pur con un impegno relativo da parte sua. Gare che si svolgono già alle Elementari ma, come ci tiene a precisare Rocco, a prevalere è la componente del gioco e non della competizione, com’è giusto che sia in tenera età. Non solo. Rocco sottolinea che anche le gare per i più grandi – come quelle alle quali prende parti lui – sono sostanzialmente una manifestazione ludica. Non a caso, i premiati complessivi sono ben 150, proprio per riconoscere – e premiare – l’impegno e l’attitudine di un numero il più alto possibile di ragazzi.
Molto importante in queste manifestazioni anche la componente sociale. Partecipando da diversi anni, è inevitabile portarsi dietro delle amicizie con ragazzi che affrontano lo stesso percorso e che hanno la stessa passione per la matematica. Con loro, Rocco trascorre le lunghe ore di correzione dei compiti da parte della Commissione e continua tutt’ora a sentirsi. Inutile dirlo, i partecipanti si tengono in contatto tramite i classici gruppi whatsapp, per quelle che lo stesso Rocco descrive come “le conversazioni più senza senso che si possa immaginare”. Nota di colore: al momento dell’intervista, nella chat c’erano 121 messaggi da visualizzare, anzi, quadrato di 11, come prontamente fatto notare da Rocco…
UN RAGAZZO COME TANTI
Facile pensare che una mente così allenata e portata allo studio abbia una media voti molto alta o, come direbbe lui schernendosi, “vergognosamente alta” (anche se rivela di non avere un particolare assillo per i voti). Inevitabile, per la curiosità di chi scrive, chiedere a Rocco il voto più basso ottenuto in matematica: quest’anno è stato un 9, ci rivela candidamente. Per portare avanti una carriera scolastica eccellente come la sua, qualcosa si dovrà mettere da parte, è facile pensare. “Si deve tralasciare alcune cose non importanti, come passare ore al telefono” risponde deciso. Ma se si crede che lui passi tutto il giorno sui libri, si è decisamente in errore. “Io il pomeriggio studio abbastanza poco: prestare attenzione a scuola aiuta molto” rivela Rocco.
Quindi non ci troviamo davanti a un ragazzo dedito solo allo studio e senza ulteriori passioni o, peggio, una sorta di alieno. Rocco è un ragazzo di 17 anni come tanti, con il suo gruppo di amici, che ai suoi impegni scolastici affianca il nuoto. Se proprio vogliamo trovare in lui una differenza con gli adolescenti tipo, è la sua avversione per i social: non possiede un profilo Instagram, del quale ci dice non sentirne il bisogno. Caratteristica che ha portato chi scrive a un discreto giro di telefonate per avere il suo contatto per l’intervista, ma tant’è.
La Matematica per molti è una materia ostica, uno scoglio contro il quale generazioni di studenti si sono scontrati. Ma da cosa potrebbero essere determinate queste difficoltà? “Alcune persone cercano di imparare la Matematica come se fosse una materia umanistica, quindi imparandola a memoria. Questa è l’unica cosa che non va fatta, perché la Matematica è una scienza dimostrata” quindi bisognerebbe affrontarla con il ragionamento, anche in maniera intuitiva, sostiene Rocco.
LA FISICA NEL SUO FUTURO
Ma come vedono i docenti questi impegni extrascolastici di un loro studente? In questo Rocco si ritiene fortunato. “Ci sono stati dei momenti in cui non sono stato a scuola per queste gare. I compiti che cadevano in queste occasioni sono stati rimandati oppure mi è stata data la possibilità di recuperarli. I docenti mi hanno sempre supportato.”
A tal proposito, Rocco ci tiene a ringraziare la sua Scuola e i professori che l’hanno supportato in questo percorso: la referente scolastica, la professoressa Norina Minervini, e la sua professoressa di Matematica, Gemma Pucci. Senza dimenticare il referente provinciale per queste gare, il professor Roberto Ferraro del Liceo di Lungro, che ha accompagnato Rocco a Cesenatico.
Le idee sul suo futuro post liceo sono decisamente chiare, ma probabilmente lontano da Cosenza. “Voglio studiare Fisica. Spero di entrare a Catania o alla Normale di Pisa” risponde Rocco. La discriminante che lo fa propendere per Università di altre regioni, però, ci tiene a precisare il ragazzo, è solo per il ventaglio di scelta di corsi in Fisica decisamente maggiore altrove rispetto all’Unical. “Queste scuole, poi, danno un titolo di studio che è equivalente a un Master di II livello”.
In conclusione, come si vede Rocco da grande, in un futuro a medio-lungo termine? Anche in questo caso le idee sono molto precise. “Vorrei entrare in ambito accademico, insegnando o facendo ricerca”, senza escludere per il futuro anche qualche esperienza all’estero. Obiettivi ambiziosi e ben delineati per una mente brillante che ha tutte le carte in regola per trasformare questi obiettivi in realtà.
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