Tempismo perfetto. Niente di studiato né calcolato però. Il destino ha voluto che Rosita Pizzetti, 23enne di Cropalati, conseguisse la laurea in Comunicazione e Dams all’Unical il 21 ottobre. Titolo della tesi: “Il diritto di cronaca. Il caso Denis Bergamini“.
Tutto a pochi giorni di distanza da una data entrata nella storia della città di Cosenza e della cronaca giudiziaria italiana. Il 1° ottobre 2024, infatti, la Corte d’Assise di Cosenza stabilisce in primo grado che Denis Bergamini è stato ucciso e non si è suicidato. Condannando così l’unica imputata del processo, Isabella Internò, ex fidanzata del calciatore, a 16 anni di reclusione per omicidio volontario in concorso con ignoti.
All’ex centrocampista dei lupi che perse la vita a soli 27 anni nel pieno della sua florida carriera calcistica, Rosita è da sempre legata. Per la sua fede rossoblù, per l’attaccamento viscerale all’uomo e calciatore Bergamini trasmessi da papà Oreste. Tanto da dedicargli la tesi di laurea.

– Quando e soprattutto perché hai deciso di trattare il caso Bergamini nella tua tesi?
“Ci tenevo fortemente a parlare di Denis. Avevo voglia di dar voce ad uno dei caso più controversi della cronaca giudiziaria italiana. E’ una vicenda di dolore e di giustizia negata. La famiglia ha dovuto sopportare anni di soprusi. Ci tenevo a far conoscere la sua storia a chi ancora non la conosce. La discussione è riuscita nell’intento di attirare l’attenzione della commissione e di chi ha assistito alla seduta. Di questo sono molto contenta“.
– Per questo tuo legame particolare alla figura di Denis che emozioni hai provato?
“Ho sempre sentito molto vicino Bergamini. Mio padre lo ha visto giocare e mi ha sempre parlato di lui. Mai nessuno di noi in famiglia ha creduto alla tesi del suicidio. E’ stata un’emozione forte. Un segno del destino che sia successo tutto nel giro di pochi giorni (la sentenza di primo grado e la mia seduta di laurea). Dopo 35 anni è stata fatta giustizia a mio avviso. Finalmente Denis può trovare un po’ di pace!“
– A che conclusioni porta il tuo trattato?
“Ho fatto un’introduzione ampliando il discorso sul mondo dell’informazione per poi concentrarmi sul diritto di cronaca. L’obiettivo è far vedere come la copertura mediatica di processi così importanti come quello sulla morte di Bergamini serva anche per mettere in luce abusi di potere e malfunzionamenti del sistema giudiziario“.
– La difesa della Internò nell’arringa finale ha puntato sull’influenza dei media e dell’opinione pubblica nel processo affermando che l’imputata era stata già considerata colpevole. Quanto secondo te ha contato e conta davvero il sentimento popolare?
“I media influenzano senza alcun dubbio. Capisco che i legali dell’imputata abbiano utilizzato anche questa strategia difensiva. Ci sta. Non a caso in Italia si parlo di quarto grado di giustizia“.
– Donata ti ha ringraziata pubblicamente per quello che hai fatto. Hai avuto modo di conoscerla e parlare con lei anche di questo?
“Donata è una donna immensa. L’ho conosciuta grazie al tramite di Gigi Simoni. Ci siamo sentite recentemente. Mi ha chiamata e si è dimostrata molto interessata ed emozionata. Le regalerò una copia della mia tesi“.
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